Parte in salita il confronto tra Sisac e sindacati della medicina generale sull'accordo che dovrà disciplinare la presenza dei medici di famiglia nelle Case di Comunità. La riunione del 22 giugno si è conclusa senza intesa e con diverse questioni ancora aperte, sia sul merito sia sul metodo del negoziato.
Sul piano dei contenuti, il principale nodo riguarda la tariffa oraria prevista per l'attività nelle nuove strutture territoriali. Secondo quanto emerso dal confronto, Ministero e Regioni punterebbero a una remunerazione uniforme a livello nazionale, pari a circa 40 euro l'ora, accompagnata dal superamento degli accordi integrativi regionali già sottoscritti. Una prospettiva che incontra la resistenza delle organizzazioni sindacali, soprattutto nelle Regioni dove sono già stati definiti compensi più elevati. In Veneto, ad esempio, l'Air prevede una remunerazione di 60 euro l'ora. Ma a rendere ancora più complesso il confronto è anche la contestazione procedurale sollevata dallo Smi. In una nota a verbale firmata dalla segretaria generale, si contesta il mancato invio preventivo del testo oggetto della discussione, una circostanza che avrebbe impedito alle organizzazioni sindacali di elaborare valutazioni e proposte prima della riunione.
Secondo lo Smi, il confronto negoziale perde significato se alle parti sociali non viene consentito di esaminare con congruo anticipo i documenti sui quali sono chiamate a esprimersi. Per questo il sindacato chiede che venga fissato un nuovo incontro e che il testo dell'accordo, comprensivo di eventuali modifiche ed emendamenti, venga trasmesso preventivamente alle organizzazioni sindacali per consentirne l'analisi e la valutazione politica. Inoltre il sindacato tiene a sottolineare che il nodo della trattativa non è mai stato economico: "Non abbiamo posto una questione di compensi, ma di valore, dignità professionale e libertà dell'esercizio medico. In tutti i tavoli istituzionali affrontati, dalla Conferenza Stato-Regioni alla Sisac, fino all'incontro con il Ministro, abbiamo ribadito con chiarezza un principio per noi non negoziabile: nessun medico deve essere obbligato a svolgere attività nelle Case di Comunità. Questo vale per i medici già in servizio e vale, allo stesso modo, per i giovani medici del ruolo unico che hanno scelto il rapporto convenzionale". Con queste premesse Smi nega la firma dell'accordo se non c'è lo stralcio dell'obbligatorietà. 
La posizione espressa dallo Smi fotografa il clima di forte pressione che accompagna il negoziato. Il calendario del Pnrr impone infatti di completare rapidamente il percorso amministrativo necessario per rendere operativo l'accordo sulle Case di Comunità entro la fine di giugno. Una corsa contro il tempo che rischia però di entrare in collisione con la richiesta dei sindacati di un confronto pienamente partecipato. Nel frattempo le parti stanno cercando di trovare una mediazione. Sul tavolo restano sia la questione economica sia quella, non meno delicata, delle regole del negoziato. Due aspetti che potrebbero rivelarsi decisivi per il raggiungimento dell'intesa finale.