Lo Snami critica il nuovo Atto di indirizzo e denuncia l'assenza delle riforme attese dalla categoria. Per il sindacato, restano solo nuovi obblighi organizzativi, senza interventi su specializzazione universitaria, attrattività della professione e carenza di medici. La contestazione giunge in un momento storico per la vita associativa della sigla: il Congresso Nazionale straordinario elettivo ha infatti proclamato Simona Autunnali nuovo presidente nazionale dello Sindacato nazionale autonomo medici italiani, prima donna a ricoprire questa carica dalla fondazione. Autunnali, che ha ottenuto un ampio consenso dopo un confronto elettorale, si trova così a guidare il sindacato in una delle fasi più delicate e decisive per il futuro della Medicina generale.
 "La mia elezione è il segnale di una richiesta di cambiamento, coraggio e una nuova visione condivisa" ha commentato la presidente. "Lo Snami continua ad essere la casa di tutti i medici che non si rassegnano al declino della Medicina generale e che vogliono costruire un futuro diverso per i professionisti e per i cittadini, e ringrazio tutti coloro che hanno creduto nella nostra proposta."  
La nuova linea della presidenza si pone obiettivi chiari e non più rinviabili, che intercettano i nodi del dibattito contrattuale: l’abolizione del ruolo unico, il rafforzamento delle tutele per la maternità e la genitorialità, maggiori garanzie per i giovani medici, un percorso formativo realmente qualificante e la difesa dell’autonomia e della dignità professionale. Autunnali, in merito all'Atto di indirizzo ha parlato di un esito "profondamente deludente e inaccettabile" dopo mesi di confronto istituzionale. "Il quadro che emerge - ha sottolineato - lascia francamente basiti. Dopo mesi di discussioni e confronti, l'unico elemento che sembra essere stato realmente preservato è l'obbligo per tutti i medici di assistenza primaria di svolgere sei ore nelle Case di Comunità". Secondo il sindacato, sarebbero invece scomparsi dal percorso di riforma alcuni dei temi considerati prioritari per il futuro della medicina generale, a partire dal riconoscimento della specializzazione universitaria e dal superamento del ruolo unico. Misure che, nella lettura dello Snami, avrebbero potuto contribuire a contrastare la crescente difficoltà nel reperire nuovi professionisti e il progressivo impoverimento della rete territoriale.
Le critiche si concentrano soprattutto sull'introduzione dell'obbligo orario nelle Case di Comunità, giudicato insufficiente a rispondere alle criticità del settore se non accompagnato da una revisione complessiva dell'organizzazione della medicina generale e da interventi sulla carenza di personale.
"È lecito chiedersi se qualcuno consideri davvero una vittoria l'eliminazione di ogni elemento di riforma lasciando in piedi esclusivamente nuovi obblighi per i medici", afferma Autunnali, che chiede maggiore trasparenza sugli esiti del confronto sindacale e istituzionale.
Per lo Snami il rischio è quello di un nuovo "compromesso al ribasso", destinato ad aumentare gli adempimenti a carico dei professionisti senza affrontare i nodi strutturali della categoria. Da qui la richiesta di riaprire il confronto su specializzazione universitaria, revisione degli assetti contrattuali, deburocratizzazione e valorizzazione dell'attività territoriale.
"Se l'unico risultato finale sarà l'introduzione delle sei ore obbligatorie nelle Case di Comunità – conclude Autunnali – ci troveremo di fronte all'ennesimo intervento che aggiunge obblighi senza offrire reali prospettive di crescita professionale a una categoria che continua a garantire la tenuta del Ssn nonostante la carenza di medici e i pensionamenti".