Il dietrofront dell’esecutivo sulla trasformazione dei medici di medicina generale (Mmg) in dipendenti del Servizio sanitario nazionale (Ssn) riapre ufficialmente la partita sulla riforma dell'assistenza territoriale. A riaccendere il dibattito è Letizia Moratti, presidente della consulta nazionale di Forza Italia e europarlamentare Ppe, che dalle pagine de La Provincia di Cremona lancia un messaggio chiaro: "Una trasformazione così strategica per il futuro del Ssn non può essere imposta dall’alto né costruita contro i professionisti"
Per uscire dallo stallo, Moratti invoca l'avvio immediato dell'iter parlamentare per la proposta di legge presentata da Forza Italia esattamente un anno fa (a prima firma Stefano Benigni). Un progetto che, nelle intenzioni degli azzurri, punta a modernizzare il territorio in linea con il Pnrr senza però intaccare il rapporto fiduciario tra medico e paziente.
Il progetto prevede un impegno professionale di 38 ore settimanali, articolato tra attività nel proprio studio e presenza nelle Case di Comunità, con funzioni che spaziano dalla presa in carico delle cronicità alla telemedicina, dalle vaccinazioni all'integrazione nelle équipe multiprofessionali.
Tra le novità figura anche il superamento della quota capitaria come unica componente retributiva. Il modello ipotizzato introduce una parte oraria e una quota variabile, pari ad almeno il 30% del compenso, collegata al raggiungimento di obiettivi di salute concordati con le Aziende sanitarie, come appropriatezza prescrittiva, adesione agli screening e riduzione degli accessi impropri ai Pronto soccorso.
Il testo propone inoltre l'istituzione della specializzazione universitaria in Medicina generale, con l'obiettivo di rendere più attrattiva la professione e favorire il ricambio generazionale.
Moratti ricorda che la proposta è stata elaborata attraverso un confronto con il mondo professionale e sindacale (Fnomceo e Fimmg). Tuttavia, alcuni dei suoi punti qualificanti, a partire dal vincolo delle 38 ore e dal peso della remunerazione legata agli obiettivi, hanno in passato suscitato perplessità in una parte delle rappresentanze della categoria.
Nel frattempo il ministro della Salute, Orazio Schillaci, sembra orientato a percorrere una strada diversa. Dopo il ritiro del progetto di riforma che prevedeva l'ingresso dei medici nelle Case di Comunità attraverso nuove forme contrattuali, il ministero ha indicato nel prossimo atto di indirizzo e nel rinnovo dell'Accordo collettivo nazionale il luogo nel quale definire organizzazione, compiti e presenza dei Mmg nelle strutture territoriali.
Il confronto sul futuro della Medicina generale, dunque, non si chiude con l'abbandono dell'ipotesi della dipendenza. Si sposta invece sul terreno della contrattazione e delle diverse proposte in campo per conciliare autonomia professionale, organizzazione territoriale e piena operatività delle Case di Comunità.