Nessun passo indietro sugli obiettivi del Pnrr, ma cambio di metodo sul coinvolgimento dei medici di medicina generale. Dopo il ritiro del progetto di riforma che avrebbe introdotto forme di dipendenza per una parte dei Mmg impegnati nelle Case di Comunità, il ministro della Salute Orazio Schillaci indica la strada della contrattazione sindacale come sede per definire il nuovo assetto delle cure territoriali.
In un'intervista a Repubblica, il ministro ha ribadito che il governo intende rispettare le scadenze previste dal Piano nazionale di ripresa e resilienza, a partire dall'avvio delle Case di Comunità.
"Il nostro obiettivo, condiviso con le Regioni e con il governo, è quello di far sì che al 30 giugno partano le Case della comunità", ha dichiarato Schillaci, sottolineando che queste strutture rappresentano un presidio strategico per il rafforzamento dell'assistenza territoriale e non devono trasformarsi in semplici contenitori privi di attività.
Le dichiarazioni del ministro arrivano dopo giorni di tensione politica e istituzionale seguiti all'abbandono dell'ipotesi normativa che avrebbe modificato lo status professionale dei medici di famiglia. Una proposta che aveva suscitato la netta opposizione delle organizzazioni sindacali della Medicina generale e forti perplessità da parte di alcune Regioni.
Il ritiro del provvedimento, tuttavia, non comporta l'abbandono del progetto di integrazione dei Mmg nelle Case di Comunità. L'orientamento del ministero è quello di trasferire il confronto sul tavolo del rinnovo della convenzione nazionale, chiamata a definire modalità organizzative, presenza nelle strutture territoriali e collaborazione con le équipe multiprofessionali.
"Non c'era ancora un testo ma soltanto delle ipotesi", ha precisato Schillaci, confermando l'intenzione di proseguire il confronto con Regioni e rappresentanze professionali per individuare una soluzione condivisa.
Per i sindacati della Medicina generale, lo stop all'intervento legislativo rappresenta un risultato importante. Le organizzazioni di categoria hanno infatti contestato l'ipotesi della dipendenza, sostenendo che avrebbe modificato radicalmente il modello convenzionato e il rapporto fiduciario tra medico e assistito.
Resta però aperta la questione più complessa: garantire la presenza dei professionisti nelle nuove strutture territoriali e assicurare la copertura assistenziale nelle aree carenti. Un nodo che il governo punta ora ad affrontare attraverso il negoziato contrattuale, affidando alla nuova convenzione il compito di conciliare autonomia professionale, integrazione organizzativa e obiettivi del Pnrr.