La Regione Lombardia ha programmato di aprire 216 Case di Comunità (CdC), secondo le indicazioni del Pnrr, entro il 2026. Il Centro Studi di Politica e Programmazione Socio-Sanitaria del Mario Negri, per valutare i modelli strutturali, organizzativi e di personale delle Case di Comunità già aperte nella Regione (90 a fine gennaio), in seguito ai fondi stanziati attraverso il Pnrr, ha dato vita ad uno studio “Case della Comunità e riforma dell’assistenza territoriale”.  I dati preliminari presentanti sono inerenti a 47 strutture, per cui l’indagine è stata completata. I risultati riguardano un primo gruppo molto generale di indicatori su aspetti organizzativi e strutturali: presenza e attività dei medici di medicina generale, personale infermieristico, ambulatori specialistici e disponibilità di altri servizi.
Dall’analisi condotta emerge che le strutture visitate sono ancora in divenire, lontane dal raggiungimento sia degli standard previsti dal DM 77 che dalla Delibera Regionale XI/7592. Infatti, solo in 16 CdC è presente almeno un medico di medicina generale (Mmg), che oltre a curare i propri assistiti solo in 6 casi è disponibile a vedere anche pazienti di altri colleghi.
Il punto di forza delle CdC visitate, al momento, sono gli infermieri di famiglia e comunità che spesso sono anche i responsabili e coordinatori della struttura.
Partendo dal presupposto che i dati presentati sono ancora preliminari e che nella maggior parte dei casi siamo di fronte a cantieri ancora aperti, si può dichiarare che le 47 CdC avviate presentano un panorama piuttosto eterogeneo per tipologie organizzative, cioè quantità e qualità dei servizi offerti e presenza di personale. Poche rispondono completamente agli standard nazionali e regionali, anche se la situazione va considerata in continua e progressiva evoluzione.
Il punto debole, invece, la mancanza di un coordinamento e di un’integrazione dei Mmg con il resto del personale presente nella Casa di Comunità e con gli specialisti.
Poco coinvolto appare anche il volontariato e il terzo settore, come pure i cittadini che risultano presenti solo in 8 strutture, ed è limitata l’interazione coi servizi sociali e i comuni.
 "Le attuali Case di Comunità -  ha infatti spiegato  Alessandro Nobili del Centro Studi di Politica e Programmazione Socio-Sanitaria - già avviate presentano un panorama eterogeneo per tipologie organizzative, quantità e qualità dei servizi offerti. Ad oggi, poche rispondono completamente agli standard nazionali e regionali, anche se la situazione va considerata in continua e progressiva evoluzione, anche per rispettare le scadenze imposte dalla Mission 6 del Pnrr".
 “Quello che è emerso dall’analisi dei primi dati - continua Angelo Barbato del Centro Studi di Politica e Programmazione Socio-Sanitaria - è che in genere  le CdC sono state collocate in strutture già esistenti, soprattutto ex-poliambulatori, e sono il frutto di una riorganizzazione di servizi già disponibili piuttosto che la creazione e implementazione di nuovi modelli organizzativi indirizzati all’approccio interdisciplinare e al lavoro in equipe multi professionali".
Non manca, però, l’entusiasmo degli operatori attualmente coinvolti nell’organizzazione di queste nuove strutture, un elemento che fa ben sperare per il futuro. Se anche la politica e gli amministratori sapranno supportare questa riforma, la speranza di ricostruire una assistenza territoriale, venuta a mancare nel corso degli ultimi 20 vent’anni in Lombardia, diventa possibile.
Metodologia dell’indagine. I ricercatori del Centro Studi hanno predisposto una scheda di raccolta dati, sulla base degli standard indicati dal DM 77 e dalla Delibera Regionale XI/7592. A partire dai dati disponibili sul sito di Regione Lombardia e sui siti delle 27 ASST lombarde, è iniziata la raccolta delle informazioni e la compilazione delle schede per ciascuna delle Case di Comunità già inaugurate.
Contemporaneamente, tutti i Direttori Generali delle ASST hanno ricevuto una lettera di presentazione e di invito a partecipare allo studio e, una volta ricevuta l’adesione, i responsabili dell’attività di valutazione hanno visitato le Case di Comunità così da condividere con gli operatori:
  •     la compilazione della scheda;
  •     la visita della struttura;
  •     il completamento della raccolta dei dati;
  •     la condivisione dei punti di forza e di debolezza.

Tutti i dati raccolti sono stati poi inseriti in una piattaforma elettronica e sottoposti a controllo qualità. Al 31 gennaio 2023, delle 90 CdC indicate come già aperte in Lombardia, l’indagine ne ha identificate 85.
L’indagine del Centro Studi di Politica e Programmazione Socio-Sanitaria prosegue con la pubblicazione periodica dei risultati man mano che verranno raccolti.