Dal Festival dell'economia di Trento, il Ministro della Salute Orazio Schillaci lancia un messaggio chiaro sul futuro della sanità territoriale, difendendo con forza il decreto di riforma dei medici di famiglia che ha acceso il dibattito tra i camici bianchi. L'obiettivo del governo è blindare l'assistenza di prossimità per decongestionare i Pronto soccorso, portando i professionisti "dentro al futuro del Servizio sanitario nazionale (Ssn)".
La sfida più urgente è rappresentata dalle oltre mille Case di Comunità (CdC) che apriranno i battenti entro la fine di giugno 2026. Per renderle operative, lo snodo centrale resta la presenza dei medici di medicina generale (Mmg). Nonostante le polemiche sulla possibilità di introdurre un rapporto di dipendenza, Schillaci getta acqua sul fuoco sulla natura del contratto: "Io credo che sia importante trovare un accordo in base al quale i medici di medicina generale svolgano una parte del loro orario all'interno delle Case di Comunità.  Questo è quello che hanno chiesto le Regioni". Il Ministro si è detto fiducioso di raggiungere presto un'intesa che metta al centro il bisogno dei cittadini di una sanità più moderna.
Personale: corsia preferenziale per gli infermieri indiani. Per fare fronte nell'immediato alla grave carenza di organico e tappare i "buchi" del sistema, il titolare della Salute ha annunciato la sigla di un accordo strategico con Nuova Delhi. Il piano prevede una corsia veloce per l'inserimento di infermieri indiani nel nostro Servizio sanitario.
"Stiamo formando i nostri infermieri del futuro - ha spiegato il Schillaci - però abbiamo bisogno come tanti altri Paesi d'Europa anche di molti operatori sociosanitari, che possiamo prendere proprio da Paesi come l'India che hanno un tipo di formazione simile alla nostra". Parallelamente, l'esecutivo punta sulla riforma delle professioni sanitarie per ridisegnare i percorsi di formazione e la crescita professionale.
Nel rivendicare l'operato del Ministero, Schillaci ha ricordato anche due traguardi considerati storici e interamente finanziati. Il primo è il nuovo piano sulla salute mentale, atteso da ben 13 anni. Il secondo è l'aggiornamento del piano pandemico nazionale, reputato fondamentale in uno scenario internazionale in cui minacce come l'Hantavirus e l'Ebola tornano a preoccupare i sistemi sanitari globali: un provvedimento, ha concluso il ministro, che "rende l'Italia pronta di fronte alle emergenze sanitarie".