SerD in affanno tra servizi disomogenei e mancanza di operatori
"I SerD (Servizio per le Dipendenze) non mancano, ma senza riorganizzazione e reale integrazione in rete la loro efficacia resta limitata" – afferma Nino Cartabellotta, presidente della Fondazione Gimbe. L’analisi si basa sulla Relazione annuale della Presidenza del Consiglio (2025) e sul Rapporto Oised-Crea (2024).
Accessi e ricoveri in Ps. Nel 2024 si sono registrati 8.378 accessi in Pronto soccorso per patologie droga-correlate (-2,5% rispetto al 2023). Il 10% riguarda minorenni, mentre il 47% dei pazienti è arrivato per psicosi indotta da sostanze. L’11% ha richiesto un ricovero ospedaliero.
Nel 2023 i ricoveri con diagnosi principale droga-correlata sono stati 7.382 (+13% sul 2022), con il 69% concentrato al Nord.
Offerta e carichi di lavoro. I SerD si articolano su quattro livelli: servizi di I livello, ambulatoriali, residenziali e semi-residenziali. Nel 2024 sono stati censiti 198 servizi di I livello (22% pubblici, 77% privato sociale) e 1.134 ambulatoriali (96% pubblici).
Ogni operatore segue in media 24 pazienti, ma in Umbria il dato sale a 37. In Marche, Abruzzo e Lazio si superano i 30. Nel 2024 i SerD hanno assistito 134.443 persone (+2,7% sul 2023), il 14% con meno di 30 anni.
"È indispensabile investire in nuove modalità di presa in carico, interventi di prossimità e percorsi integrati con i servizi per l’età evolutiva" – sottolinea Cartabellotta.
Strutture e personale. Le strutture residenziali e semi-residenziali sono 951, di cui solo il 6% pubbliche. Offrono 13.926 posti, con forti disparità: da 5,4 strutture ogni 100.000 abitanti in Valle d’Aosta a 0,7 in Friuli Venezia Giulia e Sicilia.
Secondo il Dm 77, ogni SerD dovrebbe avere da 5.614 a 7.860 operatori. I dati 2023 ne indicano 6.005: mancano quasi 1.900 figure, soprattutto psicologi, assistenti sociali, educatori e personale amministrativo.
"Affrontare le dipendenze significa tutelare la salute pubblica" – conclude Cartabellotta. "Servono investimenti vincolanti per garantire continuità assistenziale, presa in carico multidisciplinare e uniformità di accesso".