L'analisi condotta da Cittadinanzattiva sul Ddl 1825 (Disegno di legge delega), presentato in audizione presso la 10ª Commissione del Senato, evidenzia profonde preoccupazioni per il futuro del Ssn (Servizio sanitario nazionale) e, in particolare, per l'assetto della medicina territoriale. Nonostante il titolo del provvedimento richiami il potenziamento dell'assistenza, il testo sembra tradire le aspettative dei professionisti, imponendo ai Mmg un cambio di ruolo non supportato da una visione d'insieme.
Un modello ospedale-centrico che ignora l'epidemiologi. Secondo Cittadinanzattiva, il Ddl non tiene adeguatamente conto del contesto demografico italiano, dove gli over 65 rappresentano il 25% della popolazione e oltre il 40% degli abitanti convive con patologie croniche. Nonostante le premesse di "continuità assistenziale", la riforma appare fortemente sbilanciata sul setting ospedaliero, con l'introduzione di nuove classificazioni come gli "ospedali di terzo livello" ed "elettivi".
Per i Mmg, il rischio è quello di un ritorno a un modello basato sui "luoghi fisici" di cura piuttosto che sui "percorsi". Questa impostazione può generare una frammentazione dei processi assistenziali, una carenza di coordinamento tra i diversi setting e, in ultima analisi, una pericolosa dilatazione dei tempi di presa in carico dei pazienti.
Medicina generale: un disegno incompiuto. Uno dei punti più critici riguarda la vaghezza delle misure proposte per i medici di famiglia. Cittadinanzattiva osserva che temi cruciali per la prossimità, come il riordino della medicina generale, il potenziamento delle cure palliative e la gestione della non autosufficienza, nel testo si riducono a una mera elencazione di principi.
Manca un disegno integrato che dialoghi con le riforme già avviate (come il Dm 77), lasciando l'intenzione di assicurare risposte qualificate sul territorio confinata a una semplice enunciazione teorica. Inoltre, l'assenza di un piano per il rafforzamento della prevenzione indebolisce ulteriormente la capacità del sistema di rispondere alle cronicità.
Il paradosso della neutralità finanziaria. Il Ddl 1825 si fonda sul principio dell'invarianza di bilancio, un vincolo che Cittadinanzattiva ritiene incompatibile con una trasformazione che ambisce a cambiamenti reali. In questo scenario, la previsione di "standard minimi" per le attività assistenziali rischia di tradursi in un livellamento verso il basso della qualità delle cure.
Il timore è che, senza risorse aggiuntive, la definizione di prestazioni "essenziali" possa spingere le strutture ad attestarsi sui livelli base di offerta, cristallizzando le disuguaglianze regionali ed evitando nuovi investimenti nel miglioramento continuo del servizio.
Psn: la programmazione come priorità. La richiesta più forte emersa dall'audizione riguarda la necessità di subordinare la riforma all'approvazione del nuovo Psn (Piano sanitario nazionale). Cittadinanzattiva sottolinea che il Psn rappresenta il principale strumento di indirizzo strategico del Ssn. Risulta quindi tecnicamente incoerente procedere a una riforma strutturale quando il quadro di riferimento è fermo al 2008.
Le ragioni per questo stop temporaneo sono chiare:
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Aggiornamento imminente. Il Ministero della Salute ha annunciato l'aggiornamento del Piano entro l'estate; procedere ora con un Ddl delega significherebbe agire senza una base programmatoria attuale.
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Punto di partenza imprescindibile. Il Psn è il fondamento necessario per qualsiasi disegno di riforma che voglia essere organico e non frammentario.
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Metodo e partecipazione. La revisione del Piano deve diventare l'occasione per un confronto reale con tutti gli attori del sistema (professionisti, Regioni e cittadini), evitando che il nuovo assetto sia percepito come calato dall'alto.
Senza un Psn aggiornato che definisca una visione chiara, il rischio è quello di varare una riforma priva di una "bussola", aggravando ulteriormente la sfiducia di chi opera quotidianamente in prima linea nel territorio.