Per il ministro della Salute la sfida è innanzitutto di natura pratica e comunicativa. Il miglioramento del sistema non può prescindere da una risposta vigorosa a quello che la popolazione percepisce come il fallimento della sanità pubblica: l'impossibilità di prenotare in tempi certi. "Per rafforzare la fiducia degli italiani nel Servizio sanitario nazionale (Ssn), dobbiamo migliorare il sistema – e penso innanzitutto a quello che viene vissuto dai cittadini come il grave problema delle lunghe liste d’attesa", ha dichiarato Schillaci. La visione ministeriale punta dunque sull'efficacia percepita: accorciare le liste non è solo un atto clinico, ma una mossa strategica per riconnettere lo Stato ai bisogni reali della gente.
Il presidente della Fondazione Gimbe, ha offerto una lettura più sistemica. Per Nino Cartabellotta, le liste d'attesa non sono solo un disagio per l'utente, ma il sintomo più evidente di un Ssn in sofferenza strutturale. Secondo Cartabellotta, il recupero della fiducia non è un obiettivo estetico, ma la precondizione per la sostenibilità stessa dell'universalismo. Se il cittadino non riceve risposte dal pubblico, la fuga verso il privato o la rinuncia alle cure diventano inevitabili, minando la dignità stessa del sistema. Il miglioramento auspicato da Gimbe richiede dunque che il taglio dei tempi sia accompagnato da una revisione profonda delle risorse e della programmazione.
Le posizioni a confronto
Dall'analisi dei due interventi emergono due punti di vista complementari:
- La priorità politica (Schillaci): intervenire sull'emergenza per dimostrare che il sistema "funziona" e risponde alle critiche immediate.
- La priorità tecnica (Gimbe): agire sulle cause profonde (risorse, personale, organizzazione) perché il taglio delle liste non sia solo un annuncio ma un risultato strutturale.