Il progetto di riforma dell'assistenza primaria territoriale, messo a punto dal Ministero della salute, ha innescato una reazione durissima da parte delle principali sigle sindacali dei medici di medicina generale. Lo schema di decreto-legge, finalizzato a mettere a regime le Cdc, viene definito senza appello come un provvedimento "inattuabile e pericoloso per i pazienti".
Sia la Fimmg che la Federazione medici territoriali ( Fmt) denunciano con vigore l'assenza di un dialogo con le categorie professionali. "Questo decreto non è mai stato presentato alle organizzazioni sindacali" accusa la Fimmg, mentre Francesco Esposito, segretario nazionale di Fmt, sottolinea come il Governo abbia presentato la proposta alle Regioni "senza neppure aprire un tavolo di confronto con i medici". Un metodo che, secondo i sindacati, ignora le reali criticità di un Ssn già soffocato da sotto-finanziamento e burocrazia.
In occasione della Festa della Liberazione, la Fimmg ha alzato ulteriormente il tiro, inviando un messaggio ai vertici dello Stato. Il sindacato ha sottolineato come la salute non si possa "liberare" con decreti imposti dall'alto, ma vada costruita attraverso la concertazione, un metodo che affonda le radici proprio nei principi della Costituzione repubblicana. Secondo la sigla, lo schema di decreto ministeriale rappresenta la negazione esatta di questo metodo democrate, poiché non è stato presentato né concertato con le rappresentanze di categoria.
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Il decreto subordina l'accesso alla dipendenza al possesso della specializzazione.
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Per decenni, tuttavia, i percorsi formativi di Medicina generale e specialistica sono stati incompatibili.
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Gran parte dei Mmg in attività si troverebbe dunque esclusa o penalizzata da un requisito storicamente inaccessibile.
Il rischio immediato è un'accelerazione della fuga dal territorio. I medici in formazione o neodiplodati, privi del titolo di specialità, potrebbero abbandonare la medicina territoriale già a luglio per tentare le scuole di specializzazione, svuotando ulteriormente gli studi medici, specialmente nelle regioni del Nord. Le conseguenze per i cittadini si preannunciano drammatiche. Fimmg e Fmt concordano sul fatto che la riforma distruggerà la capillarità degli studi medici, colpendo duramente i piccoli centri, le zone montane e le aree isolate dove risiede la popolazione più anziana e fragile. Invece di procedere con un decreto che "demolisce ciò che funziona", la Fimmg chiede con forza che si percorra l'unica strada che rispetta le norme condivise: il varo di un Atto di indirizzo per il rinnovo dell'Acn 2025-2027. L'obiettivo è risolvere le criticità regionali attraverso lo strumento contrattuale, valorizzando quanto già previsto dagli accordi vigenti che permettono l'avvio delle Case di Comunità senza stravolgere il Ssn. Le conseguenze per i cittadini, se il decreto non venisse ritirato, si preannunciano drammatiche: "Il cittadino perderà il suo medico di famiglia e troverà uno sportello sanitario anonimo".