Quale destino per la sanità pubblica tra innovazione tech e nodi strutturali?
La sfida della sostenibilità. Il convegno inaugurale ha evidenziato come il Ssn (Servizio sanitario nazionale) si trovi a fare i conti con una cronica carenza di fondi, aggravata da un deficit del Pil al 3,1%. L'assessore alle Politiche per la salute dell’Emilia-Romagna, Massimo Fabi, ha indicato nella prevenzione e nel potenziamento territoriale le chiavi per la tenuta del sistema.
"Non esiste una soluzione unica. La prima scelta è culturale e politica: investire sulla promozione della salute e sulla prevenzione. Prevenire è meglio che curare, salva vite e rende il sistema più sostenibile" ha spiegato Fabi, sottolineando l'importanza delle Case di Comunità e degli Ospedali di Comunità previsti dalla Missione 6 del Pnrr. Un dato incoraggiante arriva dal Fse (Fascicolo sanitario elettronico), che in Emilia-Romagna vede l'adesione del 92% dei cittadini, a fronte di una media nazionale molto più frammentata.
Le criticità: personale e diseguaglianze. Secondo Nino Cartabellotta, presidente della Fondazione Gimbe, il sistema soffre di un divario di finanziamento pubblico pro capite di circa 700 euro rispetto alla media europea. Oltre ai numeri, pesano le diseguaglianze trasversali e la difficoltà nel trattenere il personale sanitario.
"Non manca tanto il numero di medici, quanto la capacità del sistema pubblico di trattenerli, a causa di una scarsa attrattività e condizioni di lavoro difficili" ha osservato Cartabellotta. A questo si aggiunge il gap delle competenze: meno del 50% degli italiani possiede abilità digitali di base, un limite che rallenta l'adozione su larga scala di strumenti come il Fse, fermo a percentuali minime in diverse regioni del Sud.
Il cambio di paradigma. Il professor Giuseppe Andreoni del Politecnico di Milano ha illustrato come la cura stia evolvendo verso la cosiddetta Medicina delle 5 P. Questo modello rappresenta un'evoluzione profonda dell'approccio clinico, che diventa:
1. Predittivo: per individuare il rischio di insorgenza di una patologia prima dei sintomi.
2. Preventivo: per agire tempestivamente sugli stili di vita e sui fattori di rischio.
3. Personalizzato: per adattare terapie e farmaci alle caratteristiche biologiche del singolo.
4. Partecipatorio: per coinvolgere il cittadino nel monitoraggio della propria salute.
5. Psicosociale: per considerare il benessere nel suo contesto relazionale e psicologico.
"L’obiettivo è passare da un approccio reattivo a uno proattivo, considerando la salute come benessere complessivo della persona" ha affermato Andreoni. Tecnologie come i Digital twin (gemelli digitali) e i sistemi phygital integrati nel corpo umano diventano così strumenti per una salute che viene indagata prima ancora di diventare malessere.
Tuttavia, affinché l'Intelligenza artificiale non resti confinata in progetti pilota, serve un cambio di passo organizzativo. Andrea Fortuna (PwC Italia) ha ribadito che il limite principale non è tecnologico, ma di gestione del cambiamento. "Senza una regia chiara rischia di aumentare la complessità invece di semplificare. La tecnologia deve restare uno strumento a supporto di medici e pazienti, non una loro sostituzione" ha concluso.