Nel 2022 i medici famiglia che andranno in pensione saranno 3.902. Questo il dettaglio: Abruzzo 116, Basilicata 57, Calabria 160, Campania 425, Emilia Romagna 281, Friuli Venezia Giulia 81, Lazio 334, Liguria 87, Lombardia 448, Marche 137, Molise 43, Piemonte 219, Puglia 307, Sardegna 136, Sicilia 379, Toscana 271, Trentino Alto Adige 47, Umbria 88, Valle d’Aosta 7, Veneto 279. La situazione però è destinata negli anni a diventare sempre più allarmante stando alle proiezioni elaborate dai dati Enpam (figura 1).
Il paradosso, però, è rappresentato dal fatto che, in questi mesi, molti concorsi per le borse di studio in MG sono andati deserti per le ragioni che da tempo la categoria sta esternando e che rendono tale professione meno attrattiva per i giovani medici. La carenza di specialisti. Ma la situazione sempre implodere anche sul versante ospedaliero come sottolinea l'Anaao-Assomed che ha analizzato i principali fattori che determinano la carenza di medici specialisti riconducibili ad almeno 3 fenomeni: pensionamenti, licenziamenti, nuove attività che richiedono una implementazione delle dotazioni organiche con medici specialisti.
1) Pensionamenti
Nel triennio 2019-2021 sono andati in pensione circa 4.000 medici specialisti ogni anno per un totale di 12.000 camici bianchi.
Nel triennio 2022-2024 andranno in pensione circa 10.000 medici specialisti.
Quindi in 6 anni il Ssn perderà 22.000 medici specialisti ospedalieri per pensionamenti.
2) Licenziamenti
A impoverire le corsie si aggiunge il fenomeno della fuga dagli ospedali. Dal recente studio Anaao risulta che dal 2019 al 2021 hanno abbandonato l’ospedale circa 9.000 camici bianchi per dimissioni volontarie.
Se il trend dei licenziamenti fosse confermato anche nel triennio successivo, si licenzierebbero ulteriori 9000 medici dal 2022-2024.
Tra pensionamenti e licenziamenti si arriverebbe a una perdita complessiva di 40.000 medici specialisti entro il 2024.
3) Nuove attività che richiedono una implementazione delle dotazioni organiche con medici specialisti
- La pandemia ha reso indispensabile il potenziamento delle terapie intensive e sub-intensive non solo dal punto di vista del numero dei posti letto da incrementare ma anche del personale che deve essere specificamente formato a questa attività.
- ll Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (Pnrr) prevede diversi interventi tra i quali la realizzazione degli ospedali di Comunità con circa 11mila posti letto entro il 2026.
Dove reperire il personale? Secondo l'Anaao Assomed gli specializzandi sono l’ancora di salvezza per il Ssn. Coloro, però, che hanno ottenuto il contratto di formazione specialistica nel 2020 e nel 2021 (le borse sono state rispettivamente 14.000 e 18.000), potranno essere utilizzati negli ospedali solo tra 4/5 anni.
Nell’immediato è necessario:
- stabilizzare tutto il precariato formato durante la pandemia (9.409 unità)
- contrattualizzare, per quanto necessario e possibile, quella platea di 15mila specializzandi degli ultimi anni di specializzazione che già da subito potrebbero essere impiegati per dare aiuto nelle attività ospedaliere.