Secondo la segretaria dello Smi, la nuova normativa impone ai medici di svolgere contemporaneamente l'attività di medicina di famiglia e quella di continuità assistenziale, "senza possibilità di scelta e ignorando carichi di lavoro, competenze specifiche e vita personale". Questa rigidità colpisce in particolare le donne medico, che rappresentano una quota consistente della categoria e che spesso scelgono questo settore per "l'equilibrio tra vita professionale e familiare".
I numeri dell'emergenza
⦁ I dati della Fondazione Gimbe confermano la gravità dello scenario regionale:
⦁ Entro il 2028 saranno 202 i medici di medicina generale (Mmg) che raggiungeranno l'età pensionabile.
⦁ Al 1° gennaio 2025 mancano già 161 medici sul territorio regionale. Il concorso nazionale per il Corso di formazione specifica ha registrato un crollo delle vocazioni: 78 candidati in meno rispetto ai posti disponibili nelle Marche (-49%), a fronte di una media nazionale in crescita.
Oltre alla carenza di organico, i medici devono fare i conti con una "burocrazia opprimente". "Il 50% del tempo lavorativo è dedicato alla compilazione di moduli e piani terapeutici, riducendo lo spazio per l'assistenza ai pazienti" denuncia Moraca. la segretaria sottolinea inoltre l'urgenza di introdurre garanzie fondamentali come "maternità, ferie, malattia e infortunio", oggi ancora carenti per i liberi professionisti convenzionati con il Ssn.
"La legge sul Ruolo unico, invece di affrontare l'emergenza, propone una soluzione miope: obbligare i nuovi medici a farsi carico di un modello già in crisi" conclude Moraca. La richiesta dello Smi alla Regione è chiara: una riorganizzazione che rispetti la libera scelta dei professionisti e garantisca tutele reali, per evitare la "fuga" definitiva dalla medicina territoriale.