Per aiutare i professionisti a riconoscere queste situazioni, la Simg ha presentato a Firenze il nuovo corso di formazione a distanza “I disturbi gastrointestinali come red flag nella violenza di genere”, rivolto ai Mmg.
Il medico di famiglia infatti occupa una posizione privilegiata nell’intercettare il disagio nascosto grazie al rapporto continuativo e fiduciario con gli assistiti.
"Il medico di famiglia è spesso il primo professionista sanitario a cui il paziente, quasi sempre una donna, si rivolge, anche quando non parla direttamente della violenza subita", spiega Ignazio Grattagliano. "Il nostro compito non è sostituirci alla rete antiviolenza, ma imparare a riconoscere segnali clinici e relazionali che possono rimanere invisibili, creando le condizioni per un ascolto protetto e non giudicante".
Il corso nasce con l’obiettivo di colmare la carenza di una formazione strutturata sul tema, fornendo strumenti pratici per andare oltre la sola terapia sintomatica. Oltre ai disturbi psicosomatici e ai dolori cronici, la Simg invita a prestare attenzione anche ad alcuni indicatori relazionali e sociali che possono emergere durante la visita:
⦁ presenza eccessivamente invasiva del partner durante il colloquio medico;
⦁ lesioni giustificate con spiegazioni vaghe o incoerenti;
⦁ improvvisi cambiamenti comportamentali, isolamento sociale o assenze ingiustificate dal lavoro.
"La violenza di genere può non arrivare in ambulatorio con una richiesta esplicita di aiuto", sottolinea Francesca Guerra. "Servono strumenti pratici e formazione mirata che consentano al Mmg di agire come mediatore di salute e sicurezza".
Il percorso formativo, realizzato con il supporto non condizionante di Malesci, propone un approccio trauma-informed senza trasformare il medico in uno specialista giudiziario o psicologico. Attraverso test di screening e diagrammi operativi, i partecipanti apprenderanno come identificare un sospetto caso di violenza, valutarne il rischio clinico, offrire supporto riservato e attivare un contatto sicuro con i centri antiviolenza del territorio.
Un’impostazione condivisa anche da Claudio Cricelli past president Simg: "Di fronte a sintomi ricorrenti e apparentemente inspiegabili, il medico deve poter leggere non solo il disturbo, ma la persona nella sua interezza, compreso il contesto familiare e socio-lavorativo. Questo progetto nasce per rafforzare una competenza fondamentale della nostra professione: riconoscere quando dietro un sintomo può esserci una sofferenza più profonda"