Il rinnovo della Convenzione relativa al 2016-18 è stata salutata dalle sigle sindacali, firmatarie dell’accordo, come propedeutica all’avvio di un cambiamento attraverso una riforma della Medicina Territoriale che “evolvesse e attualizzasse il ruolo del medico di medicina generale nel coordinare e garantire le cure primarie territoriali e la presa in carico dei bisogni socio-sanitari dei cittadini”. Questo è quanto si augurava il segretario generale della Fimmg Silvestro Scotti. Un ottimismo che è stato immediatamente sedato dalla presa di posizione di alcuni presidenti regionali che hanno contestato l’atto, approvato dagli assessori alla sanità delle Regioni e avallato dal Ministero della Salute, che delinea le linee del nuovo ruolo per i medici di famiglia. Campania, Veneto, Toscana e Lazio chiedono che il Mmg diventi dipendente del Ssn o che possa scegliere tra convenzionamento e dipendenza. Una posizione che pare non essere stata scalfita nemmeno dall’incontro interlocutorio svoltosi tra i presidenti di Regioni e il Ministro della Salute che ha difeso l’atto di indirizzo, mostrando la propria contrarietà alla dipendenza dei medici di medicina generale. L’atto, in sintesi, prevede per i Mmg un orario di 38 ore settimanali (di cui 20 a studio, 12 nei distretti e 6 nelle Case della Comunità), ma con un rapporto che rimane di natura convenzionata con la conferma del rapporto fiduciario con i pazienti. Per il Ministro Speranza l’atto di indirizzo per il rinnovo della Medicina Territoriale rappresenta “una svolta epocale”. Inoltre ha tenuto a sottolineare che il tempo a disposizione, secondo quando dettato dal Pnrr, è troppo breve e l’occasione non deve essere sprecata. Non resta che aspettare la prossima Conferenza delle Regioni dove su tale tematica riprenderà la discussione.