Per far fronte alla carenza di medici e garantire l’assistenza primaria ai cittadini senza medico di medicina generale la Regione Lombardia ha proposto di  realizzare in tutte le ATS gli ambulatori temporanei diffusi (CAD) con l’obiettivo di dare risposte ai problemi che si creano quando l’ambulatorio di un medico di famiglia resta vacante. Guido Bertolaso assessore al Welfare al riguardo ha recentemente dichiarato che: "in questo modo sarà possibile rinforzare la rete territoriale, in attesa che le università sfornino i medici che mancano". Ma i Mmg lombardi, che hanno già in media 1.500 pazienti da seguire pongono delle perplessità sul possibile funzionamento dei CAD, sottolineando alcuni vulnus tra cui la mancanza di affiancamento nei CAD di personale amministrativo e l'impossibilità di accedere al FSE del paziente. Secondo il presidente dell'OMCeO-MI Roberto Carlo Rossi forse sarebbe il caso di finanziare in maniera diversa il territorio a cominciare dalla rete informatica che non funziona come dovrebbe".
I CAD sono parte integrante delle linee di programmazione 2023 con cui la Regione cercherà di dare risposte alle criticità della sanità regionale attanagliata da: carenza di medici, liste di attesa interminabili e Pronto soccorso affollati. In campo sono previste risorse per 180 milioni: 28 milioni  destinati all’assistenza domiciliare integrata, 29 milioni per assumere personale per i dipartimenti funzionali di prevenzione, 15 milioni per il personale ospedaliero, 80 milioni per gli infermieri di famiglia, 10 milioni per le associazioni di medici di medicina generale e personale di studio e 18 milioni per i centri diurni e le comunità terapeutiche. Tre gli ambiti di intervento previsti: medicina territoriale, pronto soccorso e liste d’attesa.
ll presidente Umi e segretario regionale Fismu, Francesco Falsetti critica l'intero impianto delle linee lombarde di programmazione 2023 per la sanità regionale sottolineando che le misure adottate non riusciranno a migliorare la medicina del territorio e tanto meno la situazione dei Pronto Soccorso. "Come sempre la programmazione non è stata oggetto di confronto  - precisa Falsetti - con i sindacati dei medici, ma è il frutto dell’apparato politico/amministrativo che persegue i contenuti della recente legge di riforma, in contrasto con la normativa sanitaria nazionale, finalizzata all’ulteriore privatizzazione sia del settore ospedaliero sia della medicina territoriale. I 180 milioni previsti sono una cifra ridicola che potrebbe essere congrua se destinata ad un solo degli obiettivi per esempio alla Medicina Generale. Invece si continua con il sotto finanziamento: una miseria i 10 milioni per la Medicina Generale che si somma alla miseria dei 12 milioni dell’Air 2022 della MG per un totale di  22 milioni (che non sono neppure gli incentivi per la MG della Calabria). Allo stesso tempo si finanziano gli 'ambulatori temporanei diffusi' che rappresentano l’ennesima proposta lombarda per 'distruggere' la Medicina Generale eliminando la libertà di scelta/revoca del Mmg da parte del cittadino che è uno dei cardini della legge istitutiva del Ssn. In questi ambulatori opereranno medici nominati dalle ATS ai quali il cittadino senza medico dovrà rivolgersi obbligatoriamente senza diritto di scelta o di revoca pena restare senza medico. Una decisione questa sulla quale ci saremmo aspettati un intervento di censura del Governo che però non c’è stato. Allo stesso modo s’insiste sulle Case di Comunità dove il Mmg non sarà il proprio medico, ma potrà essere un altro medico con il quale non intercorre il rapporto fiduciario medico-paziente. Come Umi/Fismu riteniamo che entrambe queste proposte, ambulatori diffusi e Case di Comunità, siano inaccettabili. Non ci sono soluzioni ideali, ma avremmo preferito un aumento temporaneo dei massimali e un mantenimento in servizio dei Mmg sin o a 72 anni mantenendo la libertà di scelta/revoca".
"Stesse iniziative inaccettabili - continua -  sono quelle proposte nel settore ospedaliero. Si toglie la possibilità di scelta del luogo di cura, anch’esso cardine del Ssn, e il paziente, dopo i disagi dei letti in appoggio, deve subire il disagio dei letti in trasferta potendo essere ricoverato dove capita con enormi disagi per lo stesso e per i suoi familiari. e senza capacità diagnostiche. Una soluzione sarebbe quella di aumentare i posti letto, ormai da molti considerati troppo pochi, lasciando almeno quelli attivati per il   Covid-19. In alternativa si può restare a casa assistiti dalle Usca con medici ed infermieri introvabili e senza mezzi diagnostici. Per gli infermieri di famiglia (che non ci sono) sono previsti 80 milioni (per i medici solo 10) garantiti da accordi sindacali (non per i medici). La proposta degli incentivi per i medici dei vari reparti per andare a lavorare in Ps ha forti limiti:
  1.  Ormai è persa la fiducia dei medici verso le istituzioni aziendali e regionali e pochi aderiranno alla proposta.
  2.  Non è previsto un accordo sindacale garantista sugli aspetti organizzativi che sono lasciati alle decisioni, spesso abusive, dei Primari.P.S.
  3. Non tutti i medici hanno i titoli professionali per operare nei Ps e non sono formati alle procedure, ecc.
  4. L’impegno nei Ps sguarnisce i reparti già carenti di personale (per es. un turno notturno in Ps di 12 ore fa perdere la presenza per due giorni in reparto).
Per le liste di attesa, infine, il principale problema resta sempre la carenza dei medici specialisti frutto della mancata volontà politica, compresi molti politici lombardi, di formare gli stessi nella logica dei tagli alla Sanità. A nostro avviso andrebbe fatta una verifica per pulire le liste dalle richieste doppie e triple per la stessa prestazione mancando la Regione di un unico centro di prenotazione (cosa giusta da fare, ma non di rapida realizzazione). In questo settore potrebbe essere di una qualche utilità il recupero dei medici specialisti pensionati di recente da retribuire a prestazione (non a ore) e supportare sul piano burocratico ed informatico. Per il coinvolgimento dei medici specialisti in servizio eviterei di coinvolgerli con orario aggiuntivo incentivato, ma punterei ad incrementare l’attività ambulatoriale in orario di servizio riducendo quelle non essenziali. Se fosse necessario avremmo preferito aumentare le prestazioni in orario piuttosto che le ore extraorario non riducendo riposi e ferie".
"In ogni caso - conclude Falsetti -  consiglierei i colleghi di non dare a queste iniziative regionali la disponibilità come è stato fatto per il Covid visto come siamo stati trattati ovvero eroi a parole, ma calci nel sedere nella realtà). Alcune proposte regionali sono dannose per i cittadini, ma anche per i medici e per l’intera categoria. Per questo ci dovremmo tutti opporre alla loro realizzazione".
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