Asl Vercelli, protesta dei Mmg contro la richiesta di risarcimento
Fimmg, infatti nella missiva definisce la richiesta dell Asl del tutto inopportuna in considerazione del periodo storico preso in esame, in cui imperversava con estrema violenza la pandemia di Sars-CoV-2. Ricorda che a quell’epoca tante leggi dello Stato sono state quasi azzerate, come la limitazione della libertà personale riconosciuta come inviolabile dall’art. 13 della nostra Costituzione per far fronte all’eccezionale pericolo per la salute pubblica. "I medici di famiglia, come altre figure sanitarie - si sottolinea nella lettera - hanno dovuto contrastare in prima linea lo tsunami che ha colto l’intero Paese in maniera inaspettata. È giusto ricordare che i medici di famiglia hanno affrontato fisicamente con il proprio corpo e con scarsi o nulli dispositivi di protezione il rischio del contagio a difesa della salute dei propri pazienti. Alcuni di loro ci hanno rimesso la vita, altri sono andati vicini a perderla. Ora appuriamo a distanza di 4 anni che, mentre molte leggi (alcune finanche di gran rango costituzionale) venivano allentate o reinterpretate, la legge 425/96 continuava invece imperterrita ad operare con la stessa inossidabile efficacia. I medici fuori a far frontiera al domicilio dei pazienti o nel proprio ambulatorio, mentre altri alacremente continuavano lo ' spulcio' meticoloso delle ricette al sicuro dei propri uffici. Si è molto discusso in questi 3/4 anni se sanare tali anomalie proprio in ragione dell’estrema gravità della situazione pandemica, ma la proposta è rimasta in sospeso per molto tempo. D’improvviso arrivano ora ai medici le diffide di pagamento a breve termine, richiamando la legge 425/96 e l’art. 45 dell’Acn per giustificare tali richieste".
"Come sezione provinciale Fimmg di Vercelli - conclude la missiva - troviamo stridente il richiamo di molti dirigenti aziendali al sacrificio dei colleghi medici di medicina generale deceduti nella lotta contro il Covid (alcuni erano iperprescrittori e forse inappropriati) per librarsi, ipocritamente, in un salto etico sul mondo della medicina come servizio indifferibile alla persona umana".