C'è stata una vera e propria sollevazione contro la probabile stretta sulle prescrizioni dei medici di famiglia, attraverso un decreto sulle liste d'attesa, annunciata dai mass media. L'OMCeO di Milano ha minacciato di ricorrere al Tar come accaduto nel 2016 contro un decreto simile, successivamente sospeso, dell'allora Ministro della salute Beatrice Lorenzin. Per Smi l’appropriatezza prescrittiva non può essere ridotta a calcolo matematico a una media aritmetica che tiene conto solo del fattore della spesa e non del dato clinico. Snami ha dichiarato che si opporrà fortemente, perché il taglio alle prescrizioni del 20% di fatto è un taglio alla salute dei cittadini.
Ordine dei Medici di Milano non eclude il ricorso al Tar. Anche Fimmg, attraverso le dichiarazioni di Luca Puccetti segretario Fimmg Pisa, rilasciate a Doctornews, ha elencato i rischi della norma annunciata, in particolare sull'ipotesi di valutare le prescrizioni diagnostiche dei Mmg con un sistema basato su codifiche Icd-9.   
"Il ricorso al Tar l’abbiamo fatto contro il decreto appropriatezza di Beatrice Lorenzin, poi sospeso visto il ritiro e l’approvazione del decreto Lea; nulla ci vieta di farlo anche contro il decreto Schillaci. Dobbiamo solo attendere che venga pubblicato, con le premesse che abbiamo letto. Perché se sono davvero queste, allora significa che abbiamo lavorato più di 20 anni invano”. Sono le prime parole del presidente dell’Ordine dei Medici di Milano. Roberto Carlo Rossi, dopo aver letto le anticipazioni di stampa sulle nuove regole prescrittive, con codici e burocrazia, per i medici di famiglia e specialisti, utilizzando parole acchiappa-consenso come diminuzione delle liste d’attesa e limitazione della medicina difensiva.
“Si parla di appropriatezza prescrittiva da molti decenni – spiega Rossi –. Già negli anni Novanta diventata materia di approfondimento universitario. Ciò che lascia esterrefatti è che si dica ancora che i medici si debbano ‘familiarizzare’ con questo tipo di logica. Peraltro, un costosissimo carrozzone di enti di controllo è impegnato ogni giorno a verificare le prescrizioni di farmaci e di esami, che giunge fino alla Corte dei Conti. Dunque, se c’è chi conosce alla perfezione queste regole sono proprio i medici del Ssn, di famiglia e specialisti. Dire dunque che i medici debbano imparare a conoscere queste regole è prima di tutto un obbrobrio storico, totalmente inaccettabile, al limite dell’insulto”.
Nel 2016 il Ministro Beatrice Lorenzin predispose un decreto sull’appropriatezza dal taglio esclusivamente economico, con molti errori e senza alcuna condivisione con gli Ordini dei Medici o le associazioni di categoria. Come allora anche oggi si parla nuovamente di limitare le prescrizioni, ma con altre motivazioni: ridurre le liste d’attesa e limitare la medicina difensiva. Ma in realtà sempre di soldi si tratta. “Contro il decreto Lorenzin ci fu una forte levata di scudi e, come Omceo-Mi, facemmo infatti ricorso al Tar – aggiunge Rossi –. Ma dopo un anno, il decreto venne sostituito dal decreto sui Lea che correggeva pesantemente il vecchio decreto, lo metteva sotto altra luce, decisamente più corretta, con indicazioni condivise da tutti, dando dunque ragione all’Ordine dei Medici di Milano”.
Oggi la situazione è molto simile. “Pensare di ridurre le liste d’attesa con un decreto che va a misurare la prescrizione dei medici, è una contraddizione di termini. Una sciocchezza – spiega Rossi –. Ma c’è di più: il decreto vuole anche aumentare gli oneri di carattere burocratico. Perché teoricamente d’ora in avanti i medici dovrebbero inserire nel quesito diagnostico che ogni medico già prepara (è persino insultante dire che lo deve fare) anche dei codici, dei numeretti che fanno riferimento a tabelle preimpostate (Icd 9 – Cm). Ma è impossibile far rientrare in un codice una patologia o un sintomo specifici: l’essere umano ha comunque sempre una sua complessità. Questa è una assurdità che va condannata ed evitata con ogni mezzo. Non solo perché aumenterà in modo inaudito il carico burocratico dei medici, ma anche il rischio di errore causato da migliaia di codici specifici. Senza contare che aumenterà l’attesa dei pazienti, le lamentele, le code…. E le aggressioni e le minacce, verbali e fisiche, già sempre più all’ordine del giorno. Tutto ciò si ridurrà insomma ad una enorme gigantesca marea di tempo perso e tolto al paziente”.
Il problema delle liste d’attesa è reale.  “È un problema fisiologico legato all’essenza dell’essere umano – precisa Rossi – nessuno, ovviamente, vuole ammalarsi e morire. Ciò porta il cittadino, il paziente, a cercare di fare tutti gli esami possibili per evitare e prevenire ogni tipo di malattia: ‘Mi faccia fare un checkup completo’ è la frase classica di chi, anche in ottima salute o con sintomi risibili, si rivolge al proprio medico. Ma questo è problema di tipo educazionale, dovrebbe essere insegnato nelle scuole di ogni ordine e grado. Serve un’azione corretta sulla appropriatezza prescrittiva: insegnare ai cittadini e futuri cittadini il corretto utilizzo del Ssn. Accettando anche le indicazioni del medico, quando dice che un esame non è necessario”.
"A questo proposito, giudico, di nuovo, sostanzialmente nulla l’azione di questo emanando decreto sulla così detta medicina difensiva. Anche qui la prima cosa da fare è garantire al medico la protezione necessaria per le decisioni che prende – continua Rossi –. Perché quando accade qualcosa a un paziente, viene immediatamente attribuita la responsabilità al medico e subito si pensa ad intentare un’azione legale. L’educazione sanitaria ai cittadini deve comprendere anche questo punto. Un medico non è uno sciamano in grado di prevedere il futuro”.

Smi: medici e farmacisti, due pesi e due misure.
"Si prevede una stretta sulle prescrizioni effettuate dai medici di medicina generale  per sottoporli all’appropriatezza come avviene  per la farmaceutica, ma, mentre, si esercita una forte pressione sui medici, si concede ai farmacisti di prescrivere analisi a carico del Ssn in assenza di una qualsiasi indicazione clinica da parte di un medico" così Pina Onotri, segretario generale dello Smi commenta la notizia resa pubblica dal Ministro della Salute, Orazio Schillaci, sulla predisposizione di un decreto che riguarderebbe l’appropriatezza prescrittiva e il taglio delle liste d’attesa.
"Quello che viene previsto, per  quanto riguarda l’esecuzione di alcuni esami nella farmacia dei servizi, lo riteniamo gravissimo, perché permette ai farmacisti di prescrivere Ecg e Holter anche senza  competenze mediche specifiche. Davanti alla crisi del Ssn, ci aspettavamo, invece, il  rafforzamento della medicina di prossimità. Solo in questo modo, siamo del parere, si potrebbero abbattere le liste di attesa e sollevare le sorti del nostro sistema sanitario".
"L’appropriatezza prescrittiva non può essere solo un calcolo matematico, una media aritmetica che tiene conto solo del fattore della spesa, così come fino ad oggi è stata intesa, infatti, fino adesso non si è tenuto conto né del dato clinico, né della necessità di effettuare gli esami. Vorremmo capire, aggiunge Onotri, quale sia il soggetto che può  giudicare se l’operato di un medico di medicina generale sia coerente  all’appropriatezza prescrittiva? Affidiamo questo compito alle commissioni di burocrati delle Asl? Perché poi i medici di famiglia dovrebbero essere controllati sull’appropriatezza prescrittiva  se hanno già completato un lungo percorso formativo che prevede una laurea, una specializzazione, un  esame di Stato, un’ abilitazione alla professione e tanta esperienza sul campo?"
"Siamo di fronte non tanto all’appropriatezza prescrittiva, come viene sbandierato, bensì all’ ulteriore tentativo di mettere tanti lacci e laccioli alla libera determinazione del medico  di poter prescrivere gli esami in scienza e coscienza; si  sta puntando  alla riduzione tout court delle prestazioni mediche. Questo è il modo peggiore agire: si vuole trovare  la soluzione delle liste di attesa tagliando i servizi e facendo pressioni improprie sui medici. Forse si vogliono abbattere le liste di attesa non curando più i cittadini? " conclude Onotri.

Snami: un taglio alla salute dei cittadini.
“Il decreto per tagliare le prescrizioni del 20% è un taglio alla salute dei cittadini italiani ed il nostro sindacato non ci sta - dice Angelo Testa, presidente nazionale Snami - . Il cittadino ha il sacrosanto diritto di ricevere le cure di cui necessita, senza essere ostacolato da tagli indiscriminati alle prescrizioni mediche. Limitare la possibilità di richiedere esami e consulenze non solo compromette la salute dei cittadini, ma mina anche la fiducia nel sistema sanitario nazionale. Il taglio alle prescrizioni può diventare una toppa peggiore del buco ed il persistere in questa direzione porterà a consegnare di fatto il sistema sanitario al privato, mettendo a serio rischio la qualità dell'assistenza medica e lasciando una moltitudine di pazienti in balia di se stessi. “Tagliare le prescrizioni non è la soluzione per far risparmiare lo Stato, anzi, vorrebbe dire meno visite, meno controlli e più patologie nel futuro. Vogliamo misure organizzative e non punitive che risolvano le liste di attesa, incidano sull’appropriatezza prescrittiva e diano assistenza ai cittadini”.
 “La colpa delle prescrizioni va ricercata nelle liste di attesa - continua Gianfranco Breccia, segretario nazionale  Snami-che non fanno altro che aumentare le richieste prescrittive del privato che poi si abbattono nel pubblico, in particolare sui medici di famiglia. Se si volesse risolvere davvero le lungaggini delle liste si permetterebbe agli specialisti di svolgere la libera professione solo sopo aver esaurito le stesse.”
“Quante sono le prescrizioni fatte in autonomia dai medici di famiglia e quante su suggerimento degli specialisti? -aggiunge Domenico Salvago, vicepresidente nazionale Snami - . Se non abbiamo i dati a disposizione non possiamo procedere con tagli erga omnes che colpiscono la buona pratica medica e penalizzano i cittadini”.

Fimmg. Anche Fimmg, attraverso le dichiarazioni di Luca Puccetti segretario Fimmg Pisa, rilasciate a Doctornews, ha elencato i rischi della norma annunciata, in particolare sull'ipotesi di valutare le prescrizioni diagnostiche dei Mmg con un sistema basato su codifiche Icd-9. Puccetti ha tenuto a sottolineare che il sistema di codifica Icd è progettato per l’ospedale dove i pazienti si recano per episodi di acuzie. In medicina generale, invece, si affrontano più episodi di assistenza nel corso del tempo, seguendo non sospetti diagnostici già formati, ma sindromi indistinte di fronte alle quali il sistema Icd9 è inadeguato.