EvdLa Medicina generale italiana non sta attraversando una crisi qualunque, ma una vera e propria "crisi di attrattività" che ne colpisce le fondamenta. È questo il cuore della durissima lettera aperta indirizzata al Ministro della Salute, Orazio Schillaci, dal Movimento Medici di Medicina Generale per la Dirigenza, che punta il dito contro scelte politiche ritenute anacronistiche e pericolose per la tenuta del Ssn.
Il fallimento delle soluzioni "tampone"
Secondo il Movimento, i tentativi di arginare la fuga dei medici attraverso l'innalzamento dei massimali, l'uso di "gettonisti" o il trattenimento di professionisti ultrasettantenni sono destinati al fallimento. Il nodo centrale resta l'incoerenza tra una forma contrattuale individuale, ereditata dalle casse mutue di un secolo fa, e le esigenze moderne di lavoro in team e strutture dedicate.
"Si sta trasformando il Mmg in una figura ibrida tra convenzione e dipendenza", denuncia il Movimento, definendo strumenti come le Aft (Aggregazioni funzionali territoriali) e il Ruap  (Ruolo unico di assistenza primaria) come "prodotti distorti" di una prova di forza politica.
La proposta Benigni: il colpo di grazia?
Particolare preoccupazione desta la proposta di legge Benigni, attualmente in discussione alla Camera. Il progetto prevede per i medici l'obbligo di dividersi tra 18 ore nelle strutture Asl e 20 nei propri studi.
⦁     Il rischio dimissioni. Per il Movimento, questa riforma è considerata peggiorativa rispetto all'attuale assetto e rischia di innescare "dimissioni di massa".
⦁     L'ambiguità politica. Viene sottolineata una brusca frenata sul tema della dipendenza volontaria, influenzata da timori di impopolarità e dalla difesa delle Casse di previdenza libero-professionali.
Il "doppio canale" come unica via d'uscita. La richiesta al Ministero è chiara: istituire un doppio canale contrattuale che permetta ai medici di scegliere liberamente tra convenzione e dipendenza.
 Le preferenze dei giovani. Sondaggi indipendenti indicano che il 60% dei medici tra i 30 e i 40 anni desidererebbe un inquadramento da dirigente nel Ssn.
 L'Italia, sottolinea il Movimento,  rappresenta un caso singolare in Europa per il mantenimento di un unico regime di libera professione convenzionata tra i paesi con modello universalistico.
La lettera si conclude con un monito severo su quelli che vengono definiti errori strategici imperdonabili:
⦁      Ignorare il Pnrr: continuare a legittimare studi privati spesso inadeguati invece di puntare su cliniche di assistenza primaria pubbliche e organizzate.
⦁     Sostenere il binomio ore/studio: un modello già bocciato dalla categoria.
⦁     Mancata formazione universitaria: non incardinare realmente la formazione del Mmg nel percorso accademico.
"Se non si interverrà con decisione," conclude il Movimento, "la morte annunciata del Mmg sarà inevitabile". Una prospettiva che lascerebbe milioni di cittadini senza un punto di riferimento sanitario, con un giudizio che spetterà inevitabilmente agli elettori.