In un sistema sanitario che per decenni si è retto sulla stabilità del rapporto fiduciario, sta emergendo silenziosamente un fenomeno che rischia di scardinarne le fondamenta: il medico "floating". Nato nel contesto britannico per descrivere i medici che scelgono la flessibilità totale dei sostituti temporanei (locum), questo modello sta trovando in Italia un terreno fertile, alimentato da un disagio professionale che non è più solo economico, ma esistenziale.La scelta del "sostituto perpetuo"
Il primo canale di questa trasformazione è il crescente rifiuto della titolarità. Sempre più giovani medici, concluso il percorso di formazione specifica, scelgono di non accettare le zone carenti. Preferiscono la condizione di "sostituto perpetuo" o l'impiego nei servizi di Continuità assistenziale.
Non si tratta di mancanza di ambizione, ma di una strategia di sopravvivenza. Essere un "floating" permette oggi di:
⦁ Azzerare i costi di gestione: eliminando l'onere di affitti, personale e utenze dello studio.
⦁ Rifiutare l'incastro dei massimali: sottraendosi alla gestione rigida di 1.500 assistiti.
⦁ Fuggire dalla burocrazia: liberandosi dalla mole di adempimenti che ha trasformato il clinico in un "videoterminalista".
Il richiamo del gettonismo territoriale
Un secondo fronte è rappresentato dalle cooperative e dai servizi a chiamata. Se inizialmente il fenomeno dei "gettonisti" sembrava confinato ai Pronto soccorso, oggi molti aspiranti Mmg o neo-diplomati sono attratti da queste realtà.
L'assenza di legami contrattuali a lungo termine e remunerazioni orarie elevate rappresentano una tentazione forte per chi vede nella convenzione tradizionale un vincolo troppo pesante. Questa "fuga verso il gettone" sottrae forza lavoro preziosa proprio quando il ricambio generazionale dovrebbe essere al suo apice, creando un vuoto che le riforme attuali faticano a colmare.
Il costo sistemico: dalla prevenzione alla prestazione
La ricaduta più grave di questo fenomeno è però di natura clinica. Il Ssn italiano è stato costruito sul principio della continuità assistenziale e sulla memoria storica che il medico ha del proprio paziente.
Se il medico "fluttua", il paziente perde il suo unico punto di riferimento stabile. Il rischio reale è il passaggio da una medicina di iniziativa — capace di fare prevenzione grazie alla conoscenza longitudinale del malato — a una medicina d’attesa, puramente prestazionale. In questo scenario, l'atto medico rischia di ridursi a una serie di interventi frammentati, erogati da professionisti diversi che non conoscono il passato clinico di chi hanno di fronte.
Quanto descritto rappresenta la spia di una Medicina generale ormai proiettata verso un modello on-demand, dove l'atto medico non è più il frutto di un percorso, ma un servizio isolato erogato su richiesta Senza un intervento che restituisca attrattività alla titolarità della convenzione e che liberi il medico dal peso amministrativo, il rischio è che il medico di famiglia diventi un ricordo, sostituito da una figura itinerante, funzionale alle emergenze ma estranea alla vita dei pazienti.
Il futuro del territorio non si gioca solo sulla distribuzione delle risorse, ma sulla capacità del sistema di offrire ai nuovi medici un motivo valido per "fermarsi" e tornare a essere il fulcro della cura.
Anna Sgritto