Collaborazione tra Mmg e farmacisti: ora o mai più
Il nodo dell'integrazione. Il punto dirimente sollevato dalla Fimmg riguarda il rapporto tra chi prescrive e chi dispensa il farmaco. Sebbene il Ddl richiami la necessità di un'integrazione tra gli operatori, Dabbene ha sottolineato come esistano già basi normative rimaste finora inattuate:
1. Il richiamo alla legge 502/1992. La norma già prevede esplicitamente la collaborazione interprofessionale tra Mmg, pediatri di libera scelta e farmacisti, anche in relazione alla "farmacia dei servizi".
2. Mancanza di coordinamento. Nonostante i professionisti operino nella stessa filiera sanitaria, i punti di incontro non sono oggi ben coordinati a livello operativo.
3. La proposta tecnica. La Fimmg chiede di esplicitare il richiamo all'articolo della legge 502 all'interno dell'articolo 3 del Ddl delega. L'obiettivo è vincolare i decreti attuativi a definire modalità concrete e operative di collaborazione.
Semplificazione e digitalizzazione. La riforma punta a creare un quadro normativo più agile, capace di rispondere alle sfide della medicina moderna. Per i medici di famiglia, questo si traduce nella necessità di strumenti digitali che facilitino l'accesso alle terapie, garantendo al contempo l'appropriatezza prescrittiva. La "semplicità" invocata da Dabbene non è solo una riduzione della burocrazia, ma un prerequisito per la sicurezza del paziente e l'efficacia del trattamento.
La posizione della Fimmg in Senato è chiara: la nuova legislazione farmaceutica deve essere l'occasione per trasformare la collaborazione interprofessionale da principio teorico a realtà quotidiana. Solo attraverso un coordinamento codificato tra prescrittori e dispensatori si potrà garantire la sostenibilità del Ssn e, soprattutto, la qualità delle cure offerte ai cittadini.