I dati dell'Upb (Ufficio parlamentare di bilancio) confermano una realtà che i medici avvertono quotidianamente in ambulatorio: il finanziamento pubblico al 6,3% del Pil è insufficiente a coprire l'intera domanda di salute. Con una copertura pubblica inferiore al 75% della spesa totale (contro l'80% della media Ue), il carico economico scivola inevitabilmente sulle spalle delle famiglie.
Per il Mmg, questo significa spesso dover gestire il "dilemma della prescrizione": confrontarsi con pazienti che, a causa di liste d'attesa insostenibili nel pubblico, sono costretti a ricorrere alla spesa diretta (out-of-pocket) per esami diagnostici e visite specialistiche, o a rinunciare del tutto alle cure.
Il depauperamento del personale e la spinta al privato
Tra il 2009 e il 2017, il blocco del turnover ha sottratto al sistema oltre 46.000 professionisti. Nonostante gli sforzi post-pandemia, la carenza di organico continua a minare l'efficacia della medicina territoriale. Mentre il pubblico si ritrae dai servizi ospedalieri (ridotti del 10%), il privato convenzionato occupa gli spazi lasciati vuoti, specializzandosi nelle prestazioni ad alta rotazione. Questa "migrazione" della produzione sanitaria altera il percorso di cura: il Mmg si trova a operare come un terminale di sintesi per referti e consulenze che provengono da una miriade di erogatori diversi, rendendo la continuità assistenziale sempre più difficile da garantire.
L'esplosione della sanità intermediata, passata da 5,8 a 16,3 milioni di iscritti in un decennio, introduce un ulteriore elemento di complessità. L’Upb evidenzia come i fondi sanitari stiano assumendo una funzione sostitutiva dei Lea (Livelli essenziali di assistenza), piuttosto che integrativa.
Per il medico di medicina generale, questo "secondo pilastro" rappresenta un rischio per l'equità: le coperture assicurative tendono a favorire i lavoratori con redditi stabili e residenti nelle aree più ricche del Paese. Inoltre, l'elevata incidenza dei costi amministrativi delle polizze (44% contro l'1% della gestione pubblica) sottrae risorse preziose che potrebbero essere investite in prestazioni cliniche dirette.
In questo scenario di frammentazione, la figura del Mmg diventa l'unico baluardo per la tutela dell'appropriatezza prescrittiva, dovendosi però confrontare costantemente con decisioni programmatorie che, sotto il vessillo dell'appropriatezza, rischiano talvolta di mascherare semplici tagli economici o un progressivo disimpegno del finanziamento pubblico. Se da un lato l'integrazione pubblico-privato può apparire come una soluzione pragmatica alla domanda inevasa, dall'altro rischia di scardinare la visione d'insieme della cura.
Il compito del medico resta quello di orientare il paziente in un labirinto di offerte, cercando di ricomporre un percorso terapeutico che sia basato sull'efficacia clinica e non sulle logiche di fatturato che, inevitabilmente, caratterizzano la produzione privata. La sfida per il futuro del Ssn si gioca proprio qui: restituire centralità al territorio per evitare che il diritto alla salute diventi un bene di consumo legato al reddito.
A.S.