La Corte Costituzionale, con la Sentenza n. 76/2026, ha cancellato una regola che penalizzava ingiustamente le dottoresse impegnate nel corso di Formazione in  Medicina generale. Fino ad oggi, se una corsista doveva fermarsi per una gravidanza, il ritardo nel prendere il diploma si trascinava dietro conseguenze negative per tutta la vita lavorativa. Ora non sarà più così.  Cosa cambia in concreto? Il problema nasceva dal fatto che, per legge, le corsiste devono recuperare ogni giorno di assenza per maternità. Questo le portava a dare l'esame finale mesi (o anni) dopo i loro colleghi.  Secondo i Giudici, questo ritardo causava due gravi danni:  Meno "punti" in graduatoria. Entrando in ruolo più tardi, le dottoresse avevano meno anzianità, restando svantaggiate nei trasferimenti o nei cambi di sede per sempre.  
Contratti peggiori: Se nel frattempo cambiavano le regole nazionali (l'accordo collettivo), le madri rischiavano di trovarsi con contratti meno vantaggiosi rispetto ai compagni di corso che avevano finito prima.  
La decisione della Corte: "Non si può punire chi sceglie di avere figli". La Consulta ha stabilito che queste regole violano la Costituzione perché trattano la maternità come una "colpa" o un ostacolo. La Corte è stata molto chiara: penalizzare le dottoresse in questo modo finisce per disincentivare la scelta di avere figli, un effetto che l'Italia non può permettersi.  "La maternità non deve trovare ostacoli per il fatto che la madre sia una lavoratrice".  La soluzioneDa oggi, il diploma di medicina generale ottenuto da chi ha dovuto fermarsi per maternità avrà un valore retroattivo.  In pratica, ai fini del contratto con il Ssn e della carriera, la dottoressa verrà considerata come se si fosse diplomata insieme a tutti gli altri colleghi della sessione ordinaria. In questo modo, i mesi di recupero necessari per la formazione non peseranno più come un "freno" sulla sua posizione lavorativa.