La Lombardia, con i suoi oltre 10 milioni di residenti (pari al 17% della popolazione nazionale) e un indice di invecchiamento che vede gli over 65 rappresentare il 23,9% degli abitanti , si candida a diventare un laboratorio nazionale per la riforma della medicina territoriale. È questo il messaggio centrale che la Società italiana dei medici di medicina generale e delle cure primarie (Simg) della Lombardia ha lanciato alla vigilia del proprio Congresso regionale, svoltosi a Pavia il 5-6 giugno presso il Centro congressi Irccs Maugeri.  L'obiettivo dell'evento,  è offrire un contributo concreto al dibattito istituzionale partendo dall'esperienza quotidiana dei professionisti.  
La tesi della Simg è chiara: la vera sfida della riforma non è semplicemente edificare nuove strutture, ma inserirle come nodi di una rete assistenziale efficace ed elastica, capace di adattarsi alle profonde differenze del territorio lombardo. La regione, infatti, presenta realtà estremamente diversificate: si va dalle grandi aree metropolitane ai comuni rurali, fino alle valli alpine e alle zone montane più distanti dai principali poli di servizio.  Per rispondere a bisogni sanitari così variegati servono modelli organizzativi flessibili. Un esempio concreto è rappresentato dalle campagne vaccinali, che la Simg propone di trasformare da interventi episodici a veri e propri strumenti di presa in carico attiva della popolazione. 
 "Le nuove strutture e i nuovi modelli organizzativi hanno senso solo se migliorano davvero la presa in carico dei pazienti e il lavoro quotidiano dei professionisti – sottolinea Massimiliano Franco, segretario Simg Lombardia e co-presidente del Congresso insieme al presidente nazionale Alessandro Rossi – Bisogna evitare che la riforma si limiti alla definizione di luoghi e assetti organizzativi senza incidere realmente sulla qualità delle cure".  Il valore della relazione di cura oltre le mura delle strutture. Sulla stessa linea il presidente nazionale Simg, Alessandro Rossi, il quale evidenzia che il rafforzamento della sanità territoriale non si ottiene ridisegnando funzioni su una mappa. Per Rossi è fondamentale valorizzare la medicina generale come presidio di prossimità basato sulla relazione fiduciaria.  La riforma, di conseguenza, deve essere costruita con il contributo attivo dei medici di famiglia e non calata dall'alto, poiché sono proprio i Mmg a conoscere a fondo le necessità quotidiane dei pazienti e delle comunità.  
Il Congresso è anche la vetrina per presentare progetti pilota già operativi sul territorio, dimostrando come una Medicina generale organizzata possa fare la differenza nella gestione della cronicità e della fragilità. A Pavia è stato infatti avviato un percorso sperimentale dedicato alla presa in carico del paziente con dolore. Il progetto prevede l'impiego di medici esperti con un know-how certificato Simg, inseriti in una rete che fa da raccordo tra il territorio, le Aggregazioni funzionali territoriali (Aft) e i centri specialistici, facilitando e velocizzando l'iter terapeutico del cittadino.  "La Medicina generale non può essere considerata solo uno strumento per alleggerire gli ospedali, i Pronto soccorso o le liste d'attesa – conclude il segretario regionale Massimiliano Franco – Il nostro contributo più rilevante è migliorare la qualità della presa in carico, intercettando precocemente i bisogni e accompagnando le persone nel tempo".  Il programma scientifico del congresso di Pavia, curato dal referente Pierangelo Lora Aprile, nei due giorni di lavori ha approfondito sia gli aspetti clinici sia quelli organizzativi, focalizzandosi su medicina di iniziativa, vaccinazioni e nuovi percorsi assistenziali h24.