La riforma della Medicina generale entra in una fase di stallo. Dopo settimane di confronto tra Ministero della Salute, Regioni e organizzazioni sindacali, il decreto che avrebbe dovuto definire il nuovo assetto dei medici di famiglia nell'ambito della riorganizzazione territoriale non ha ancora trovato una sintesi condivisa.
Sul tavolo resta uno dei temi più delicati dell'intera riforma sanitaria: quale ruolo dovranno svolgere i medici di medicina generale nel modello delineato dal Dm 77 e quale equilibrio sarà possibile trovare tra autonomia professionale, integrazione organizzativa e nuovi bisogni assistenziali della popolazione.
Negli ultimi mesi il confronto si è concentrato soprattutto sulle modalità di partecipazione dei Mmg alla rete territoriale e sulle possibili evoluzioni dell'attuale rapporto convenzionale. Un dibattito che ha evidenziato posizioni differenti sia sul piano politico sia all'interno della stessa professione, rendendo più complessa la ricerca di una soluzione condivisa.
A frenare il percorso del decreto hanno contribuito anche le diverse sensibilità emerse nella maggioranza di Governo. Da un lato la necessità di dare piena attuazione alla riforma dell'assistenza territoriale prevista dal Pnrr; dall'altro le perplessità manifestate rispetto a ipotesi che possano modificare in modo sostanziale l'attuale assetto della medicina generale.
La questione, tuttavia, va oltre il dibattito sul contratto. La Medicina generale si trova oggi ad affrontare criticità che precedono l'attuale confronto normativo: carenza di professionisti in numerose aree del Paese, pensionamenti, difficoltà nel ricambio generazionale e crescente complessità della domanda di assistenza legata all'invecchiamento della popolazione e all'aumento delle patologie croniche.
Proprio per questo il nodo centrale della discussione riguarda il modello organizzativo delle cure primarie. Da una parte emerge l'esigenza di rafforzare l'integrazione tra professionisti e servizi territoriali; dall'altra la necessità di preservare gli elementi che storicamente caratterizzano la Medicina generale italiana, a partire dal rapporto fiduciario tra medico e assistito e dall'autonomia professionale.
Le posizioni espresse dalle diverse rappresentanze della categoria riflettono questa complessità. Se una parte del mondo sindacale continua a considerare prioritario il mantenimento del modello convenzionale, altre realtà professionali ritengono inevitabile un confronto sulle modalità con cui la Medicina generale dovrà inserirsi nel nuovo assetto delle cure territoriali.
In questo contesto si inserisce anche l'iniziativa promossa dalla Fimmg il prossimo 13 giugno a Roma, convocata in una fase di forte dibattito sul futuro della professione. Un appuntamento che si aggiunge alle numerose prese di posizione emerse negli ultimi mesi e che testimonia quanto il tema sia sentito all'interno della categoria.
Nel frattempo, il Governo continua a ribadire la volontà di rispettare il cronoprogramma della riforma territoriale. "Le Case di Comunità saranno aperte nei tempi previsti, con la disponibilità condivisa dei medici di medicina generale", ha dichiarato il sottosegretario alla Salute Marcello Gemmato, sottolineando come il riassetto dell'assistenza territoriale rappresenti uno degli obiettivi strategici dell'esecutivo.
Alla Festa dell’Innovazione del Foglio, svoltasi il 6 giugno a Venezia, il ministro della Salute Orazio Schillaci ha ribadito il proprio sostegno alla riforma della medicina territoriale, definendola una svolta indispensabile per il futuro del Ssn e si è detto convinto che si troverà un'intesa sulle Case di comunità e ha indicato nella riforma della medicina generale un'opportunità da cogliere, anche per rispondere alle aspettative dei giovani medici orientati al lavoro in équipe e all'innovazione tecnologica.
Resta però aperta la questione di fondo. Più che il destino di un singolo decreto, la partita riguarda il modello di Medicina generale che accompagnerà l'evoluzione del Servizio sanitario nazionale nei prossimi anni. Una scelta che dovrà conciliare sostenibilità organizzativa, attrattività della professione e capacità di rispondere ai nuovi bisogni di salute della popolazione.