Mmg, l’Europa scende in campo
Il documento giunge in un momento cruciale per la sanità territoriale, mentre nel Paese si discute animatamente del Decreto Schillaci e delle spinte politiche e regionali che vorrebbero superare lo storico modello della convenzione per traghettare i medici di medicina generale (Mmg) verso un regime di dipendenza pura all'interno del Servizio sanitario nazionale (Ssn).
L'affondo di Uemo: i rischi della dipendenza
Il monito che arriva da Bruxelles ribalta la prospettiva di chi vede nel lavoro dipendente la panacea per i mali della sanità territoriale. L’esperienza europea, si legge nel testo, dimostra in modo inequivocabile che i sistemi sanitari più efficienti, sostenibili e qualitativamente avanzati sono proprio quelli che investono su una medicina generale forte, autonoma e capillarmente radicata nelle comunità locali.
Uemo analizza nel dettaglio le conseguenze che un passaggio coatto alla dipendenza comporterebbe sui processi di cura e sulla sostenibilità del sistema:
1. Indebolimento del rapporto fiduciario: verrebbe meno la natura personale del legame tra cittadino e medico di famiglia, asse portante della prevenzione e della gestione delle cronicità.
2. Compromissione della continuità assistenziale: la letteratura scientifica internazionale riconosce la stabilità del rapporto medico-paziente come un fattore decisivo per ottenere migliori esiti di salute; la dipendenza rischierebbe di frammentare tale percorso.
3. Meno autonomia organizzativa: la burocratizzazione e il vincolo di subordinazione comprimerebbero la flessibilità necessaria ai professionisti per rispondere tempestivamente e su misura ai bisogni specifici dei diversi territori.
4. Fuga dalla professione: il regime d'impiego dipendente renderebbe la medicina generale molto meno attrattiva per i giovani medici, aggravando la già drammatica carenza di personale.
5. Impennata dei costi: la trasformazione organizzativa farebbe lievitare i costi gestionali a carico dello Stato, senza che vi sia alcuna evidenza scientifica o pratica di un miglioramento della qualità dell'assistenza.
"Le sfide reali della sanità di comunità — come la carenza di camici bianchi, l’invecchiamento demografico e l’esplosione delle patologie croniche — vanno affrontate sostenendo la Medicina generale con strumenti tecnologici e organizzativi moderni, non stravolgendone l'identità giuridica", avverte il Presidente Villanueva.
Fimmg: "Il nostro modello è un patrimonio, non una rendita"
Il pronunciamento europeo rappresenta un formidabile punto d'appoggio per la Fimmg, che ha già annunciato l'intenzione di portare l'appello Uemo al centro dei lavori dell'Assemblea nazionale in programma il prossimo 13 giugno.
"Quando l’Europa interviene su una vicenda nazionale, lo fa raramente e mai a cuor leggero", dichiara il segretario generale Fimmg, Silvestro Scotti. "Questo appello conferma in toto la posizione del nostro sindacato: il modello convenzionale non è una vecchia rendita di posizione da smantellare, ma un patrimonio assistenziale che l'Europa ci invidia e riconosce come un punto di riferimento. Chi oggi, sulla scia del dibattito legato al Decreto Schillaci, propone la dipendenza dei medici di famiglia, ha il dovere di spiegare ai cittadini perché l’Italia dovrebbe muoversi in direzione esattamente opposta rispetto alle evidenze e alle migliori pratiche internazionali".
La richiesta che la categoria indirizza ora con rinnovata forza alle istituzioni è quella di fermare le spinte unilaterali e di avviare un confronto aperto, costruttivo e basato sui dati, per governare un’evoluzione della sanità territoriale che valorizzi la centralità del Mmg senza snaturarne la professione.