Secondo la posizione espressa da Abbaticchio, l'intervento su un accordo nazionale già siglato, basato sull'estrapolazione di singoli articoli da approvare in sede separata, non rispetterebbe la linearità delle corrette procedure negoziali. Nella visione della sigla, le riforme della medicina del territorio non possono prescindere dal pieno coinvolgimento dei professionisti e dalle reali necessità dei cittadini.
Il documento espresso dallo Smi evidenzia una marcata distanza dalle scelte strategiche adottate dal Governo e dal Parlamento, definiti distanti dalle reali necessità della categoria e concentrati prevalentemente sul rispetto delle scadenze per l'accesso ai fondi europei del Pnrr. La critica si estende anche all'ambito intersindacale.
Smi contesta la linea della Fimmg, l'organizzazione di categoria maggioritaria, che ha scelto di siglare l'accordo separato in nome della responsabilità istituzionale. Secondo Smi, l'estrapolazione di parti del testo già concordato a gennaio avrebbe alterato l'equilibrio della trattativa complessiva, a scapito della tutela dell'intera categoria della Medicina generale.
Il nodo centrale della vertenza risiede, per lo Smi, nella carenza di un progetto organico capace di rilanciare concretamente la medicina di prossimità e di valorizzare il ruolo del medico sia sul piano professionale sia all'interno dei servizi sociosanitari integrati, con particolare riferimento a prestazioni cardine come l'assistenza domiciliare. In assenza di una programmazione chiara, il sindacato paventa il rischio di un indebolimento strutturale della Medicina generale e territoriale, che potrebbe favorire una progressiva frammentazione del Servizio sanitario nazionale (Ssn) a vantaggio del settore privato.
Snami."In questi giorni si sta cercando di rappresentare l'accordo sulle Case della Comunità come una riforma fondata sulla volontarietà. La realtà è diversa", dichiara netta Simona Autunnali, presidente nazionale dello Snami. Il sindacato autonomo fa chiarezza sui testi: l'Acn prevede un obbligo reale fino a sei ore settimanali all'interno delle Cdc.
"La volontarietà riguarda esclusivamente alcune fasi procedurali e non elimina l'obbligo finale", precisa Autunnali, aggiungendo che anche la tanto sbandierata "gradualità" dell'inserimento non è scritta nell'accordo nazionale, ma dipenderà unicamente dai futuri ed eventuali accordi integrativi regionali.
Il vero vulnus per lo Snami risiede però nello svuotamento del testo originario. Il decreto iniziale conteneva due riforme ritenute fondamentali dal sindacato: la separazione delle carriere e l'istituzione della specializzazione universitaria in medicina generale. "Oggi quei due elementi sono scomparsi, mentre è rimasto l'obbligo per tutti", accusa la presidente, confermando l'impegno dello Snami a battersi per l'abolizione del ruolo unico ad attività prevalente.