Lo stato di attuazione della Missione 6 del Piano nazionale di ripresa e resilienza (Pnrr) torna al centro del dibattito parlamentare. Nel corso dell'ultimo question time nell'Aula di Palazzo Madama, un'interrogazione presentata da Forza Italia (a prima firma della senatrice Daniela Ternullo) ha offerto al ministro della Salute, Orazio Schillaci, l'occasione per tracciare un bilancio istituzionale sulla realizzazione delle Case di comunità, evidenziando luci e ombre di una riforma complessa.  Sul piano dei numeri, il Ministero della salute rivendica il superamento dei target amministrativi concordati in sede comunitaria: a fronte di un obiettivo europeo di 1.038 strutture, i dati forniti dalle Regioni attestano l'operatività di 1.156 presidi territoriali. Un risultato che il ministro Schillaci ha ascritto all'impegno organizzativo profuso per superare la fase dei passati proclami teorici e giungere all'apertura effettiva dei centri, sostenuta da un quadro economico complessivo di quasi 3 miliardi di euro (comprendente risorse Pnrr, Fondo opere indifferibili e quote dei bilanci regionali). 
La posizione della maggioranza e la tutela della convenzione dei Mmg. Il dibattito in Aula ha messo in luce la precisa volontà della componente di maggioranza di rassicurare la platea dei medici di medicina generale, un corpo professionale da tempo in stato di vigilanza rispetto ai decreti attuativi della riforma territoriale. Sia la senatrice Ternullo sia il titolare del dicastero hanno rimarcato come l'intesa sull'Accordo collettivo nazionale (Acn) per la medicina generale, siglata il 26 giugno, mantenga saldo il regime di convenzione come canale ordinario. 
L'ingresso dei Mmg nelle strutture avverrà infatti su base volontaria e con un limite massimo di sei ore settimanali per 48 settimane all'anno. Una formula negoziale che, nelle intenzioni dichiarate dall'esecutivo, punta a promuovere il lavoro in équipe multidisciplinari senza depauperare la rete degli studi medici capillari, salvaguardando il principio cardine del rapporto fiduciario con l'assistito. 
I nodi aperti: le disomogeneità e la sfida del personale. Se il bilancio contabile e documentale dei contratti istituzionali di sviluppo evidenzia una progressione positiva, il dibattito e confronto parlamentare non nasconde le criticità che continuano a gravare sull'efficacia reale della riforma. Lo stesso ministro della Salute ha ammesso l'esistenza di velocità diverse tra le Regioni, con alcune aree del Paese, in particolare nel Mezzogiorno, che mostrano evidenti difficoltà nel tenere il passo della macchina burocratica.  Proprio l'equità sanitaria e l'omogeneità delle prestazioni tra Nord e Sud rimangono i principali interrogativi aperti. Come rilevato anche dai rappresentanti della maggioranza, in molte aree del Mezzogiorno le Case di Comunità non costituiscono un semplice ampliamento dei servizi, ma l'unico strumento per colmare storici divari infrastrutturali e sociali.
La vera sfida politico-sanitaria, riconosciuta dallo stesso dicastero di Lungotevere Ripa, si sposta quindi dall'atto formale dell'inaugurazione delle mura alla garanzia del loro funzionamento reale. Restano sullo sfondo, e non pienamente risolte dal solo dispositivo dell'Acn, le preoccupazioni diffuse tra le sigle di categoria circa l'effettiva disponibilità di organici medici e infermieristici idonei a coprire i nuovi standard assistenziali richiesti dal decreto ministeriale n. 77 del 2022.