Continuano le critiche da parte dei sindacati medici alla nuova legge di Bilancio. Per lo Smi le misure previste provocano un salto all’indietro per medici e i sanitari a causa della forte riduzione delle risorse per il comparto. Anche l'intersindacale ribadisce la propria contrarietà: "poche briciole stanziate per il 2024 e non per tutti". Nel frattempo Fismu fa un appello a Governo e Parlamento: "se davvero si vuole agire per la riduzione della pressione fiscale, si intervenga anche per i professionisti del Ssn inserendo nella flat tax anche la quota capitaria Enpam al 15% e detassando la retribuzione.di risultato e degli straordinari dei medici dirigenti.Le critiche dello Smi. "Siamo basiti dal modo in cui, dopo la pandemia, si stanno affrontando le criticità del nostro Ssn. Lo ribadiamo - ha tenuto ad evidenziare Pina Onotri, segretario generale Smi - occorrono remunerazioni per medici in media con quelle europee unitamente ad uno stop dell’impego di cooperative e soggetti privati che determineranno aumenti dei costi e un impatto sfavorevole sull'organizzazione dei servizi sanitari, per fermare la fuga dei medici dal Ssn. Il Governo ci ascolti, oppure saremo costretti a proclamare lo stato di agitazione e lo sciopero per difendere i diritti dei medici e l’unitarietà delle prestazioni mediche e sanitarie del nostro Paese". Ma nulla di questo è previsto nella nuova legge di Bilancio. Ludovico Abbaticchio, presidente Nazionale Smi rincara la dose dichiarando che le misure previste provocano un salto all’indietro per medici e i sanitari a causa della forte riduzione delle risorse per il comparto. "Le misure collegate, come le Case di Comunità, non possono essere una risposta alla crisi della medicina generale, perché così come previste rischiano di diventare strutture fisiche ma senza personale al loro interno. Si corre il pericolo di avere, ancora una volta, cattedrali nel deserto anche a causa della carenza di medici, che sono sempre meno, in rapporto alla popolazione. I medici di medicina generale che attualmente operano nel nostro Paese, non riescono di soddisfare al meglio il bisogno di salute che arriva dai cittadini perché su di loro pesa un’eccessiva burocrazia che impedisce di dedicare più tempo alla cura dei pazienti. I giovani non sono più attratti dalla professione medica per le basse retribuzioni e dalle difficoltà di un sistema formativo. La formazione per i giovani medici deve avere dei criteri uniformi in tutta Italia e non può essere affidata più su base regionale e agli ordini professionali, ma deve essere indipendente. Riteniamo non più rinviabile, l’istituzione di una scuola di specializzazione di medicina generale che possa produrre una stretta connessione tra il mondo universitario e il territorio. La scuola di specializzazione può rappresentare l’opportunità di riqualificazione, di ridefinizione di obiettivi formativi e di adeguamento degli standard qualitativi di tutti i poli formativi italiani, come avviene nella gran parte degli altri Paesi Europei. Solo così si potranno azzerare le differenze nella formazione medica post-laurea e creare un canale formativo unico e di qualità per tutti i giovani medici".
"Per queste ragioni - conclude - svilupperemo nei prossimi giorni tutte le iniziative sindacali di lotta e di proposta affinché la legge di bilancio accolga le richieste dei medici. Solo in questo modo riusciremo anche a rafforzare e a rinnovare il ruolo delle rappresentanze sindacali ed indicare agli ordini professionali, che a volte trascendono dalle loro funzioni, il ruolo di garanzia".
Un altro schiaffo a tutta classe della dirigenza medica, veterinaria e sanitaria. È questo il commento dell’intersindacale dei medici dirigenti alla relazione della Commissione Affari Sociali alla Bilancio della Camera sulla manovra economica 2023. "Tra aumenti per le farmacie, aumento dell'età pensionabile e altri capitoli di interesse non c'è traccia di riconoscimenti per il personale dipendente eccetto poche briciole stanziate per il 2024 e non per tutti. Chi pensa di far sopravvivere il sistema sanitario pubblico a invarianza di spesa e puntando su chi per anni ha fornito il proprio contributo al sistema, è miope. Non resteremo a guardare e continueremo a batterci per salvare il sistema di prevenzione e cure pubblico. Ci rivolgiamo ai cittadini, alle istituzioni locali, perché si rendano conto che a rischio c'è la loro salute, la salute di tutti. Siamo convinti che il sistema di prevenzione e cure pubblico sia un baluardo fondamentale del nostro paese e in quanto tale vada difeso con le unghie e con i denti, ad iniziare dalla manifestazione dei dirigenti medici, veterinari e sanitari del 15 dicembre prossimo. Insieme ai cittadini e a tutti coloro che hanno a cuore il Ssn, continueremo a essere un punto di riferimento di giustizia sociale".
Fismu chiede almeno di agire sulla tassazione. Fismu pur criticando la manovra, va oltre e prende in considerazione anche un altro aspetto e fa un appello a Governo e Parlamento: "Se davvero si vuole agire per la riduzione della pressione fiscale, si intervenga anche per i professionisti del Ssn".
Fismu propone per i medici convenzionati di assimilare alla flat tax il riscatto della quota capitaria dellEnpam al 15%, di ridurre la tassazione anche per le indennità accessorie per il personale ambulatoriale di segretaria e infermieristico, ma anche le ADP e PIP. Stesso discorso per i medici dipendenti: detassare la retribuzione di risultato e gli straordinari.
“È giunto il momento di cambiare - conclude Francesco Esposito, segretario nazionale Fismu- di dare un qualche ristoro ai medici da troppo tempo trattati come professionisti di serie B, invece che come risorse da valorizzare per la tenuta della sanità pubblica”.