Nel Rapporto 2024 “Opportunità di tutela della salute: le performance regionali” Crea Sanità conferma il gap sanitario tra Regioni lanciato come allarme da sindacati, associazioni, Società scientifiche e Istituti nazionali di ricerca durante l’iter di approvazione del Ddl sull’autonomia differenziata. Il sistema di valutazione è supportato da un Expert Panel “multi-stakeholder” a cui hanno partecipato, nel 2024, 104 rappresentanti delle Istituzioni, del Management aziendale, delle Professioni sanitarie, degli Utenti e dell’Industria medicale. Nella edizione 2024 (XII) il Panel ha anche proceduto a selezionare un sottogruppo di indicatori specificatamente scelti per il futuro monitoraggio degli effetti dell’Autonomia differenziata in Sanità ovvero finalizzati a realizzare una prima sperimentazione utile a valutarne il “verso” degli effetti di eventuali modifiche istituzionali, identificando eventuali criticità nei diversi “livelli” di governance: nazionale, regionale e locale.Quattro regioni del Centro-Nord - Veneto, Piemonte, PA Bolzano e Toscana (oltre 13,3 milioni di abitanti) – raggiungono i livelli migliori con un indice di performance superiore al 50% del massimo ottenibile (rispettivamente 60%, 55%, 54% e 53%); sette regioni - Friuli Venezia Giulia, PA Trento, Emilia-Romagna, Liguria, Valle d’Aosta, Marche e Lombardia (19,3 milioni di abitanti) – si attestano fra il 45 e il 50%. “Rimandate” invece, con livelli fra il 37 e il 44%, Sardegna, Campania, Lazio, Umbria, Abruzzo e Puglia (circa 18,9 milioni di abitanti). Fortemente insufficienti, con livelli di performance inferiori al 35%, quattro regioni del Sud - Sicilia, Molise, Basilicata e Calabria (circa 7,5 milioni di abitanti). La misurazione delle performance regionali in sanità non si limita alla valutazione degli aspetti sanitari ed economici, ma analizza anche quelli sociali e di equità dell’assistenza ed è stata condotta in base a 20 indicatori (con dati e numeri raccolti dalle principali banche dati sanitarie) divisi per cinque aree: equità, appropriatezza, esiti, innovazione, economico-finanziaria e sociale.
Il Sud rincorre. Anche se il Sud è ancora indietro in termini di livello di performance sanitarie regionali, è proprio il Sud a registrare i maggiori miglioramenti negli ultimi cinque anni, rivela ancora il report che quest’anno offre una novità: la dinamica nel medio periodo delle opportunità di tutela della salute nelle regioni. Negli ultimi cinque anni “si è registrato un miglioramento del 46% della performance, che ha interessato tutte le ripartizioni geografiche e, in maggior misura le Regioni del Mezzogiorno (+75,9% in media), poi quelle del Nord-Est (+44,9%), quelle del Nord-Ovest (+40,9%) e infine del Centro (+37,4%)”, si legge nel Rapporto. Per il Crea, “anche se il Sud è ancora indietro in termini di livello di performance e i suoi indici”, pur “in forte miglioramento rispetto alle altre aree geografiche, sono ancora bassi”, tra Mezzogiorno e Settentrione si stanno riducendo le distanze in termini di opportunità di tutela della salute. Questo anche perché, nonostante vi siano i margini di azione per raggiungere il 100% del valore dell’indice di performance, “non sembra – spiega il Rapporto – che le regioni con performance migliori riescano a registrare significativi passi avanti”, probabilmente per “l’esistenza di limiti strutturali nell’attuale assetto del sistema sanitario”.
All’indomani dell’approvazione in via definitiva del disegno di legge sull’autonomia differenziata, è stato presentato anche un meccanismo messo a punto dal Crea per monitorarne gli effetti sulla sanità, che darà i primi risultati non appena l’autonomia differenziata verrà concessa ad una o più Regioni. “Nella prima fase di implementazione – è stato spiegato durante la presentazione del Rapporto – sono state calcolate e poi comparate, per il periodo 2017-2022, le dinamiche su dieci indicatori in gruppi di Regioni: il gruppo delle Province/Regioni autonome o a statuto speciale (Sicilia, Sardegna, Valle d’Aosta, Friuli-Venezia Giulia e Trentino-Alto Adige con Trento e Bolzano) verso le altre, quelle in piano di rientro (Abruzzo, Calabria, Campania, Lazio, Molise, Puglia, Sicilia) sempre verso le altre, e quello delle Regioni che hanno richiesto l’autonomia differenziata nel 2017 (Lombardia, Veneto, Emilia Romagna), ancora una volta verso le altre. I risultati, aggregati in aree di miglioramento e peggioramento, sono stati sintetizzati per ogni gruppo di Regioni in un indice numerico: l’Indice sintetico ponderato (Isp), misura del rapporto tra le aree di peggioramento e di miglioramento nel periodo considerato. “Il valore 0 - spiega ancora il Crea - indica una complessiva compensazione fra i miglioramenti e i peggioramenti regionali, il valore 1 un miglioramento per tutte le Regioni del gruppo, il -1 un loro peggioramento”. Nel primo confronto, per le Province/Regioni autonome o a statuto speciale l’Isp è di 0,38 e 0,40 per le altre. Quindi, nel periodo 2017-2022, afferma il Crea, “la dinamica nelle Province/Regioni autonome o a statuto speciale è stata (leggermente) peggiore che nel gruppo delle altre”. Nel secondo confronto, le Regioni in piano di rientro registrano un Isp pari a 0,44, verso lo 0,37 delle altre, quindi, osserva il Crea, “sono andate meglio delle altre”. Infine, nel terzo confronto, le Regioni che hanno chiesto l’autonomia differenziata registrano un Isp pari a 0,36 verso lo 0,40 delle altre.