“L’aumento del 5,78% atteso nel prossimo Ccnl - prosegue Di Silverio - è lontanissimo dall’indice inflattivo calcolato per lo stesso triennio, pari a 15,4%, come riconosciuto dallo stesso Presidente Aran. Il che vuol dire condannare all’impoverimento progressivo categorie professionali chiamate a garantire diritti costituzionali. Uno stipendio adeguato alla qualità e quantità del lavoro dei medici e dirigenti sanitari, non rappresenta una mera rivendicazione di categoria ma una condizione necessaria e requisito indispensabile per una sanità di qualità”.
“La parte normativa di un contratto di lavoro ha indubbiamente la sua importanza, ma solo se accompagnata da incrementi economici adeguati e non in una logica di scambio al ribasso. Non possiamo sacrificare ancora una volta i nostri stipendi accontentandoci di aumenti irrisori, ben al di sotto del tasso inflattivo e dell’indice Ipca”.
“Reiteriamo pertanto la richiesta - ribadisce Di Silverio - di defiscalizzare parte dello stipendio, come già avviene per la sanità privata, a compensazione di finanziamenti economici che non trovino posto nel contratto di lavoro. E di cogliere l’urgenza di una revisione dello stato giuridico in favore della dirigenza speciale per i medici e dirigenti sanitari, più coerente con la peculiarità della loro funzione e del loro lavoro rispetto alle caratteristiche del pubblico impiego".
"Senza risposte positive - conclude Di Silverio - la stagione del rinnovo contrattuale rischia di essere sostituita da quella della protesta”.