"È arrivato il momento di ricordare con orgoglio che la digitalizzazione del Ssn è iniziata nello studio di quel singolo medico di famiglia che ha investito su se stesso, a garanzia dei propri pazienti, con i primi esempi di informatizzazione presenti nella storia del nostro Ssn. Oggi su un totale di 6 miliardi e mezzo di dati appena 6 miliardi di questi provengono dall''attività digitale dei medici di famiglia". Lo ha sottolineato il segretario nazionale della Fimmg, Silvestro Scotti, nella sua relazione al Congresso nazionale Fimmg-Metis a Villasimius (Cagliari)."Adesso basta'' per Scotti non è solo uno slogan, ma ritorna a essere il grido di una categoria che aveva già da tempo segnalato i disagi e i rischi per il Ssn e per la stessa loro professione, oggi divenuti realtà. Desertificazione sanitaria, riduzione del numero di medici di famiglia da 43 mila a 37 mila, perdita di interesse all''accesso alla Formazione specifica in medicina generale, fenomeni che, insieme, stanno determinando la impossibilità a rispondere alle esigenze assistenziali delle aree interne e delle periferie delle grandi città".
"Qualcuno - continua il segretario generale - ritiene che si possano ricavare da questa categoria ulteriori impegni senza dare risposte, sostegno, né apprezzamento a chi ogni giorno, anzi ogni minuto, si confronta con volumi di richieste ormai insostenibili, dirette indirette, proprie ed improprie, cliniche ed amministrative e colmo dei colmi perlopiù mera e semplice burocrazia - aggiunge - . Si continua a vendere la legenda dei fannulloni che lavorano poche ore al giorno, senza mai confrontarsi con la immensa produzione di atti di sanità pubblica sostenuti da questa categoria.
"L'attenzione che chiediamo ha una finalità pubblica e sociale nel servizio che svolgiamo per il Paese. Provvedimenti di decontribuzione sul personale assunto soprattutto per i giovani nei primi anni di convenzione, giovani che si confrontano con una rapida crescita del volume di pazienti che non può essere affrontata se non con la loro squadra fiduciaria fatta di personale sanitario e amministrativo. Provvedimenti di detassazione del reddito delle parti variabili del nostro contratto, o se vogliamo dirlo con un termine alla page, una flat tax variabile per la medicina di famiglia, che permetterebbe di valorizzare impegno e investimenti per raggiungere gli obiettivi". Poi ha sottolineato: "La pazienza dei medici di medicina generale sta diminuendo, siamo in sofferenza. Siamo pronti ad applicare le prerogative sindacali, dallo stato di agitazione allo sciopero, facendo capire ai nostri pazienti che è in gioco non un interesse di parte ma la salvaguardia un diritto collettivo costituzionale che dia un futuro: a noi, ai nostri pazienti, al nostro Ssn e ai giovani che hanno partecipato al concorso per diventare medici di famiglia".
La dichiarazione dello stato di agitazione. Il Consiglio nazionale Fimmg, riunito a Villasimius per il congresso nazionale, ha dato mandato per la dichiarazione dello stato di agitazione. Un mandato espresso con forza è affidato al segretario generale Silvestro Scotti e all’Esecutivo nazionale. Alla base della decisione, paventata già nelle scorse settimane, l’inaccettabile ritardo sulla definizione dell’atto di indirizzo, indispensabile per arrivare poi alla firma dell'Accordo collettivo nazionale 2022 – 2024, ma anche l’assenza di risorse aggiuntive per il raggiungimento di obiettivi di politica sanitaria in riferimento ad un’assistenza di prossimità. Per questo il Consiglio nazionale si impegna alla mobilitazione attraverso il coinvolgimento assembleare delle sezioni provinciali del paese.
"È imprescindibilee urgente la definizione dell'atto di indirizzo - ha sottolineato Scotti - per avviare finalmente le trattative necessarie alla firma dell’Acn per il triennio 2022-2024. La medicina generale, pilastro fondamentale del Servizio sanitario nazionale, ha affrontato negli ultimi anni sfide straordinarie, tra cui la pandemia e l'evoluzione costante delle esigenze sanitarie della popolazione. Per far fronte a queste sfide e garantire una presa in carico di prossimità moderna ed efficace, è fondamentale dotarsi di un quadro normativo e contrattuale aggiornato. Per la Fimmg, la programmazione asfittica che non va oltre il 2026 e l’assenza dell'atto di indirizzo rappresenta un ostacolo non solo per la categoria, ma per l'intero Servizio sanitario e per la qualità del servizio offerto ai cittadini. "Abbiamo bisogno di risposte concrete per poter mettere in atto le riforme necessarie, come l'integrazione della telemedicina, la digitalizzazione dei servizi, il potenziamento delle risorse per la medicina territoriale e una migliore tutela del lavoro dei medici di famiglia attraverso la loro organizzazione di offerta per gruppi di assistenza con personale e strumenti diagnostici", ricorda il leader Fimmg.
Durissimo il richiamo che arriva dall’intera categoria al Mef e alla Conferenza delle Regioni, proprio per le questioni contrattuali. "Siamo pronti a batterci affinché la questione si definisca già nei prossimi mesi. Allo stato attuale i medici di medicina generale, che pagano in proprio tutte le spese legate alla professione, sono costretti con uno stipendio allineato al costo della vita del 2021, a supportare l’inflazione corrente. Non volevamo essere eroi in tempo di pandemia – conclude Scotti – non saremo vittime sacrificali ora. In assenza di risposte concrete, che devono arrivare soprattutto a tutela della salute dei cittadini, dallo stato di agitazione saremo pronti a dichiarare lo sciopero".