"Ho seguito con attenzione i lavori, in particolare agli interessi dei medici dirigenti e medici di medicina generale - chiosa Falsetti - ma non ho sentito quello che mi auguravo per loro e per i pazienti. Nelle parole dell’Assessore non ho trovato soluzione alle gravi criticità di cui è, da anni, affetta la sanità pubblica bresciana e lombarda nella componente sanitaria e medica in particolare".
"Criticità - precisa - che solo in parte riguardano gli aspetti retributivi e che hanno e stanno determinando la fuga dei medici dagli ospedali pubblici e dalla medicina generale con il peggioramento dei livelli assistenziali ed il conseguente ricorso alla sanità privata. Mi aspettavo un cambio di passo, ma, invece, non ho sentito soluzioni alla grave carenza di medici (e non solo); non penso possa essere l’iniziativa di Bertolaso d’istituzionalizzare negli ospedali le assunzioni di giovani medici e di medici pensionati con contratti libero professionali. Al contrario si continuano a prendere iniziative a danno dei medici come, solo a titolo d’esempio, la nuova convenzione degli Spedali Civili con l’Università di Brescia che affida a personale universitario altri reparti ospedalieri o ancora il cambio, non concordato, del provider che sta costringendo, a loro spese, tutti i Mmg lombardi a modificare i loro sistemi informatici per lavorare nel Ssr".
"Le proposte di Umi e degli altri sindacati - continua Falsetti - vengono largamente disattese e la Regione con le Aziende perseguono nel loro progetto politico-amministrativo (si pensa di più alle strutture che al personale) di sfruttamento e mortificazione dei medici. A tale progetto purtroppo sono conformi le recenti delibere assunte dalla Giunta Regionale della Lombardia delle “Regole 2024” sia il “Piano Socio Sanitario 2023-27” che temo non lascino, ai medici e ai Pazienti, grandi speranze di miglioramento nel breve periodo".
"Ciò nonostante - conclude il presidente Umi - non mancherà mai il sostegno di Umi ai colleghi ed il contributo alle istituzioni regionali e alle aziende senza rinunciare ad esprimere il nostro dissenso alle decisioni che non ci paiono migliorative dell’assistenza".