Sulla stessa linea Maurizio Andreoli, vice presidente Centro Studi Fismu e Teo Raciti, presidente regionale: “I dati sulla Sicilia sono contraddittori se compariamo la rilevazione delle performance dei Lea e quelli emersi da Agenas: nel primo caso quasi una eccellenza, nel secondo ‘fanalino di coda’. Ma su un aspetto c’è una lettura univoca ed è fortemente preoccupante: nella nostra regione non si sono raggiunti al momento gli obiettivi prefissati, siamo a poco più dell’1%, sono quindi a forte rischio i 50 milioni di euro previsti dal Pnrr. Un perdita di investimenti che riporterà indietro di 50 anni la già precaria sanitaria siciliana”.
La denuncia e queste riflessioni sono state lanciate dal Centro Studi e ricerche sociali e sanitaria della Federazione Italiana Sindacale dei Medici Uniti-Fismu, “Giulio Alfredo Maccacaro”, in un convegno regionale che si è tenuto a Palermo (Palazzo dei Normanni, Sala Piersanti Mattarella) dal titolo: “L’assistenza domiciliare integrata: criticità e prospettive. Nel corso dei lavori hanno portato i saluti, il vice presidente della VI Commissione dell’Ars, Calogero Leanza e il presidente dell’Ordine dei Medici di Palermo, Toti Amato, il dirigente generale dipartimento pianificazione strategica Assessorato alla Salute, Salvatore Iacolino. Al dibattito sono intervenuti anche Marco Alise, segretario regionale Fmt Domenico Arena, presidente ARIS regione Sicilia, Antonio Maritati, vice coordinatore Sisac regione Veneto, Michele Di Giacomo, direttore Sisac, Caterina Testaì, direttore sanitario consorzio Sisifo.
Tra le criticità emerse anche quella lanciata dal segretario regionale di Fmt, Marco Alise che ha sottolineato: “L’Adi dovrebbe essere l’asse strategico della sanità moderna, ma i medici di famiglia che hanno un ruolo centrale hanno un accordo fermo al 2007, e le prestazioni per il professionista è di solo 25 euro lorde a visita. Un medico, per intenderci, per andare a casa dell’assistito in un grande città riceve un compenso che è equiparabile a un rimborso spese. Un assurdo! La prossima contrattazione regionale non può eludere questo nodo, non si può dire che l’assistenza domiciliare sia centrale e poi non prevedere risorse adeguate per i medici e gli operatori”.