Cresce il consenso sulle perplessità espresse dal Sottosegretario alla Salute Marcello Gemmato sulla realizzazione delle CdC. Per lo Smi le CdC non sono la risoluzione dei della crisi che investe i Mmg. Il sindacato ha il timore che si voglia far fronte alla carenza dei medici di famiglia spostandoli da una parte all’altra del territorio.Anche i pediatri della Fimp scendono in campo e chiedono di ritornare a investire su prossimità e capillarità.Smi: le Case di Comunità non sono la risoluzione della crisi dei medici di famiglia. Smi teme che si voglia far fronte alla carenza dei Mmg spostandoli da una parte all’altra del territori, motivo per cui si dice in sintonia con le perplessità espresse dal Sottosegretario alla Salute Marcello Gemmato che hanno trovato consenso anche da parte della Fimmg a cui Smi imputa su tale questione una presa di posizione tardiva.
"Non siamo d’accordo, con quanto affermato in una intervista ad uno dei maggiori quotidiani italiani, dal Ministro della Salute, Orazio Schillaci in merito alla valutazione della quantità di finanziamenti della legge di bilancio previsti per la sanità. Non è previsto - dichiara Pina Onotri, Segretario Generale del Sindacato Medici Italiani (Smi) - nessun stanziamento per i medici di medicina generale, e medici dirigenti in generale, ma solo per i medici del P ronto soccorso!".
"Per di più, preoccupa molto la riforma che prevede l’istituzione delle Case di Comunità. Abbiamo il timore che si voglia far fronte alla carenza dei medici di famiglia spostandoli da una parte all’altra del territorio: in questo senso siamo concordi con le perplessità dell’ On.le Gemmato e finalmente, dopo mesi, anche Fimmg viene sulle nostre posizioni. Chiediamo un ripensamento in toto del D.M. 77 che riorganizza la medicina territoriale. Basta con le inaugurazioni di cattedrali nel deserto fatte sulla pelle dei cittadini e dei medici!".
"A questo si aggiunge la lenta ma inesorabile diminuzione degli stipendi dei medici di medicina generale che si è verificata dal mese di ottobre di questo anno, come da noi previsto e pubblicizzato nella campagna informativa NO Acn".
"La riduzione complessiva dello stipendio è evidente in quanto è diminuita la quota fissa stipendiale ed aumentata la quota variabile nella piena disponibilità delle regioni. L'Accordo collettivo nazionale, già scaduto, siglato dopo due anni di pandemia, senza tener conto dell'immane sforzo fatto dai medici di medicina generale e che abbiamo siglato per ultimi, apponendo una firma tecnica, al sol fine di non rimanere esclusi dai tavoli delle trattative decentrate regionali".
"Vorremmo che su questo Fimmg, che ha fortemente sponsorizzato l’accordo, facesse la dovuta riflessione e adoperasse maggiori cautele quando si tratta di decidere del lavoro dei medici. La misura è colma: la burocrazia è insostenibile e con all'aumento dei costi di gestione dell'attività porteranno ad un ulteriore esodo dei professionisti dal territorio" conclude Onotri.
Fimp: stop alle Case di Comunità. “Siamo davvero lieti che si sia preso atto della difficoltà di realizzazione e sostenibilità delle Case della Comunità, inserite all’interno del PNRR e del DM77 che riforma la Sanità Territoriale. Il modello organizzativo non ci è mai parso sostenibile, dalla mancata copertura finanziaria alla carenza di personale sanitario. Ora torniamo a investire su prossimità e capillarità, parole chiave del presente e del futuro della salute degli italiani. Ripartiamo dal rapporto fiduciario con le famiglie, tratto distintivo del nostro lavoro di Pediatri di Famiglia e di quello di tutti i Medici delle Cure Primarie”. Questo il commento del Presidente della Federazione Italiana Medici Pediatri Antonio D’Avino all’apertura del Sottosegretario alla Salute, Marcello Gemmato rispetto a una revisione dei provvedimenti, a favore di una maggiore centralità di Pediatri di Famiglia, Medici di Medicina Generale e Farmacisti.
“Il concetto di prossimità è già presente nella riforma – ricorda D’Avino – ma deve diventare pietra angolare di modelli a crescente intensità assistenziale, modulati sui bisogni dei pazienti e dei territori, a partire da chi quelle persone e quelle aree, magari impervie e isolate nell’Italia interna, le conosce e le vive ogni giorno. La figura del Pediatra di Famiglia è centrale in questa lettura, anche rispetto alla sostenibilità dell’intero Servizio Sanitario Nazionale”.
“La volontà di ragionamento a partire da tali premesse, espressa dal Ministro della Salute Schillaci – conclude D’Avino – esprime un approccio per noi vitale. Partire dai professionisti, che ci sono, e non dalle strutture, che non ci sono, ci pare un segnale di buonsenso, cui confidiamo seguirà un confronto aperto e franco sull’attribuzione di funzioni dei professionisti, nell’interesse superiore della salute dei bambini che abbiamo in cura e delle loro famiglie. Attendiamo in tal senso la convocazione di un incontro istituzionale, certi che tanti ne seguiranno”.