Non solo i medici dipendenti dal Ssn, ma anche i medici di medicina generale sono in fermento, a testimoniarlo è stato l'avvertimento lanciato dalla Fimmg, che ha trovato il repentino consenso di un altro sindacato di categoria la Fmt. I sindacati, compreso l'Anaoo, chiedono nella nuova manovra Finanziaria più risorse per la sanità. Il segretario generale Fimmg, Silvestro Scotti, in particolare sollecita l'esecutivo a trovare risorse adeguate per il Fsn che "mettano in condizione i Mmg di sostenere il carico assistenziale che hanno sempre garantito" e a dare il via libera alla contrattazione per il rinnovo dell'Acn della Medicina Generale con la stesura del nuovo Atto di Indirizzo. "Occorre che il Ministero dell’Economia ascolti il personale sanitario dipendente e convenzionato - ha dichiarato il segretario generale Fimmg, Silvestro Scotti - per trovare risorse adeguate per il Fsn e metta in condizione i Mmg di sostenere il carico assistenziale che hanno sempre garantito. Ai primi di ottobre, il Congresso Nazionale Fimmg sarà il momento nel quale la categoria intera tirerà le somme, con la ferma volontà, in caso di mancate risposte, di proclamare lo stato di agitazione e successivamente anche lo sciopero"."Siamo molto perplessi e preoccupati per la mancanza di risorse che rischiano di mettere in ginocchio l’assistenza. Occorre che il Ministero dell’Economia ascolti il personale sanitario dipendente e convenzionato per trovare risorse adeguate per il Fondo sanitario nazionale e metta in condizione la medicina generale di sostenere il carico assistenziale che ha sempre garantito, come oltretutto sostenuto più volte anche dal Ministro della Salute". Lo dice Silvestro Scotti, segretario generale della Fimmg, guardando alla prossima Legge di bilancio. Il leader dei medici di medicina generale ribadisce l’esigenza di trovare almeno 10 miliardi da investire a vario titolo sui professionisti della salute, ma soprattutto torna su un tema che Fimmg ha sostenuto, inascoltata, nei confronti degli ultimi quattro Governi: interventi di detassazione sulle indennità di quota variabile e di decontribuzione rispetto al personale assunto direttamente dai medici. "Ricordiamo che si interverrebbe su ambiti di una categoria che può e deve offrire ai cittadini, tra le altre cose, un’assistenza di prossimità e una corretta e continua gestione delle cronicità. I carichi di lavoro devono essere sostenuti con personale e capacità di investimento diretto perché già oggi stanno azzerando, se non negativizzando, l’attrattiva verso la nostra area".
Scotti ricorda come gli studi dei medici di medicina generale siano di fatto delle imprese a scopo esclusivamente pubblico e di interesse sociale. "Detassare la quota variabile del nostro stipendio che si riferisce ad obiettivi come le vaccinazioni, la domiciliarità, gli screening e così via – ricorda il leader Fimmg - significherebbe consentire ai medici di medicina generale di liberare risorse che consentano di organizzare meglio il proprio lavoro e al contempo incentivarli rispetto ad obiettivi di salute che rispecchiano le finalità previste dal Pnrr e dai Piani Sanitari Nazionali". Allo stesso modo, il Governo è chiamato a lavorare sulla decontribuzione, che potrebbe incidere in modo significativo nel porre un argine alla carenza, drammatica, di medici di famiglia. "Nei prossimi anni – evidenzia Scotti – ne mancheranno più di 7.000. Dobbiamo fare in modo che quelli che restano abbiano un livello organizzativo, anche nell’ambito della proposta primaria, arricchito della presenza di collaboratori amministrativi, operatori socio-sanitari e infermieri". Processi di decontribuzione per gli studi dei medici di famiglia che, oltre ai benefici in termini di assistenza, inciderebbero positivamente sul Pil e contestualmente porterebbero ad una riduzione della disoccupazione. Paradossale, ad esempio, è l’impossibilità per i medici di medicina generale di scaricare i costi dell’auto. "Sembra una banalità, ma è lo strumento che consente a tutti noi di portare assistenza a chi è allettato e non può raggiungere i nostri studi. La domiciliarità come la casa primo luogo di cura restano solo belle parole se non si considera la logistica e la mobilità per servizi di cure primarie che coprono anche e in solitaria le aree interne del paese".
Altra questione che solleva più di un malumore nella categoria, e non trova giustificazioni, è (a sette mesi dalla firma dell’ultimo Acn) la mancanza dell’Atto di indirizzo indispensabile alla definizione dell’Acn 2022 – 2024. "Chiudere entro l’anno la questione – ricorda Scotti – servirebbe ad allineare gli stipendi dei medici al 2024, mentre siamo ancora al 2021. Allo stato attuale i medici di medicina generale, che pagano in proprio tutte le spese legate alla professione, sono costretti con uno stipendio allineato al costo della vita del 2021, a supportare l’inflazione corrente". Non meraviglia il richiamo forte che arriva dall’intera categoria al Mef, per ciò che concerne gli investimenti da porre in essere, e al presidente della Conferenza delle Regioni Massimiliano Fedriga oltre che al coordinatore della Commissione Salute Raffaele Donini, per le questioni contrattuali. "Su tutti questi punti – prosegue Scotti – ci aspettiamo che arrivino in brevissimo tempo delle risposte molto concrete, perché questi sono i temi reali sui quali si gioca la partita della sopravvivenza di un Ssn che sia efficace e al servizio dei più fragili". Ai primi di ottobre, il Congresso Nazionale Fimmg sarà il momento nel quale la categoria intera tirerà le somme, con la ferma volontà - in caso di mancate risposte - di proclamare lo stato di agitazione e successivamente anche lo sciopero.
"Se le condizioni lo richiederanno, in quella sede di confronto – conclude il leader Fimmg – saremo pronti oltre a quanto suddetto a proporre ai maggiori sindacati dell’area sanitaria, normalmente presenti al nostro Congresso, un’intesa per realizzare proteste e manifestazioni congiunte a favore di tutte le anime di un Ssn unico, che oggi si regge solo sull’attenzione dei suoi operatori convenzionati e dipendenti, pubblici e privati che troppo spesso ne diventano anche le vittime".
Fmt: cambio di rotta del Governo o stato di agitazione
Federazione dei Medici Territoriali-Fmt mostra scetticismo e insoddisfazione sulla manovra del Governo, per quanto riguarda la sanità e raccoglie la protesta lanciata da Anaao e Fimmg.
Per Francesco Esposito, segretario nazionale di Fmt: “La sanità italiana viene da anni di tagli, ed è stata oggetto di diversi errori nella programmazione della spesa, ma non vediamo da questo Governo una seria inversione di tendenza: servono più risorse, molte di più, e una ‘rivoluzione copernicana’ nelle politiche sul Ssn e sul welfare. Non si sta ‘facendo storia’ con la sanità pubblica, siamo in continuità con i precedenti governi, pur essendo usciti dalla peggiore crisi sanitaria del secolo, e pur avendo a disposizione più risorse e una economia più stabile”.
“Ma non solo - continua - anche nel settore della convenzionata non vediamo nessun passo avanti sull’atto di indirizzo, bisogna ripartire subito con le trattative, recuperare i ritardi accumulati con la firma del precedente accordo di lavoro dei medici di medicina generale: strategico dare risposte alle perdite economiche della categoria, all’aggressione dell’inflazione sui compensi. Anche su questo piano, urgono riscontri concreti”.
“Infine - conclude Esposito - raccogliamo l’invito alla protesta degli altri sindacati, Fimmg e Anaao, e invitiamo all’unità di tutte le sigle rappresentative dei medici: cambio di rotta o stato di agitazione!”.
E intanto Smi dà la sua adesione anche alla manifestazione di Foggia
"Aderiamo alla manifestazione unitaria dei sindacati dei medici ospedalieri - dichiara Delia Epifani, segretaria regionale Puglia del Sindacato medici italiani (Smi) - prevista a Foggia, per lunedì 16 settembre contro le violenze ai danni di sanitari e dei medici. Avevamo lasciato l’allarme già a metà agosto scorso, dopo l’aggressione subita dalla collega medico in servizio presso il Presidio di Continuità Assistenziale di Maruggio (TA). I medici di medicina generale, quelli ospedalieri sono costretti a lavorare senza alcuna tutela, esposti alla mercè di chi si sente in diritto di aggredire verbalmente e fisicamente professionisti impegnati a rispondere ai bisogni di salute".
"Riteniamo che la manifestazione sia un primo appuntamento importante. Abbiamo auspicato, da tempo, che i sindacati di categoria dell’area della medicina convenzionata e di quella ospedaliera, si unissero, facendo fronte comune. La violenza è una delle principali cause che fanno decidere di lasciare la professione medica e sanitaria. Dobbiamo bloccare la fuga dei professionisti dal servizio pubblico verso il privato, che risulta essere più attrattivo sia sul piano economico che sulla tutela della sicurezza lavoro oppure accettano il richiamo gratificante della sanità all’estero".
"Abbiamo proposto il mese scorso, in modo provocatorio di richiedere “il porto d’armi” innanzi ad una sequela senza fine di aggressioni per il personale sanitario e medico per mettere in evidenza questa drammatica emergenza, ormai nazionale. Chiediamo che si metta fine a questo scempio e di essere ascoltati. Riteniamo urgente la convocazione di un Tavolo con i sindacati dei medici, le Regioni, il Ministro delle Salute e il Ministro degli Interni per adottare proposte per accrescere le tutele dei medici, dei sanitari, per arrestare la violenza negli ospedali, nei presidi di continuità assistenziale e negli studi medici".