La nefropatia cronica (Ckd) associata al diabete mellito di Tipo 2 (T2D) rappresenta una crisi sanitaria in rapida escalation, con stime globali che indicano una prevalenza del 9,1% della popolazione nel 2017. Il T2D è riconosciuto come una causa predominante di Ckd, contribuendo al 47% dei casi prevalenti di malattia renale allo stadio terminale (Eskd). L'interazione sinergica tra Ckd e T2D amplifica drasticamente il rischio di eventi cardiovascolari, rendendo l'esito cardiovascolare la principale causa di morte nei soggetti con T2D e riducendo significativamente l'aspettativa di vita. Sebbene la progressione della Ckd sia ampiamente prevenibile e gestibile con terapie mediche basate sulle evidenze (guidate da linee guida come Ada e Kdigo), la patologia rimane spesso sotto-riconosciuta e sotto-trattata, un fenomeno definito "inerzia terapeutica".
Il medico di medicina generale riveste un ruolo cruciale e centrale nell'ottimizzazione degli esiti della Ckd in questa popolazione di pazienti. I Mmg sono nella posizione ideale per facilitare la diagnosi precoce, istituire i regimi terapeutici iniziali, monitorare gli esiti clinici e coordinare l'assistenza multidisciplinare.
Per superare le barriere legate al basso tasso di screening e alla complessità delle linee guida, è fondamentale che il Mmg implementi protocolli di screening regolari e tempestivi per la Ckd in tutti i soggetti con T2D. Tali protocolli richiedono la misurazione congiunta del tasso di filtrazione glomerulare stimato (eGfr) e del rapporto albumina/creatinina urinaria (Uacr). L'Uacr è un indicatore sensibile e precoce di danno renale, la cui sottoutilizzazione clinica contribuisce alla sotto-diagnosi. La stratificazione del rischio di progressione della Ckd, attraverso strumenti come la heatmap Kdigo, deve essere rivista almeno annualmente per guidare l'ottimizzazione terapeutica.
La gestione clinica ottimale poggia su un fondamento di modifiche dello stile di vita (gestione del peso corporeo, incremento dell'esercizio, adeguamento dietetico). Su questa base, è raccomandato un approccio farmacologico a step, mirato a indirizzare simultaneamente il rischio CV, l'insufficienza cardiaca e la progressione renale. I quattro pilastri terapeutici comprendono: inibitori del sistema renina-angiotensina, inibitori del co-trasportatore sodio-glucosio 2 (SGLT2), l'antagonista non steroideo del recettore dei mineralcorticoidi (Mra, finerenone) e gli agonisti del recettore del peptide-1 simile al glucagone (Glp-1 Ras). L'evidenza clinica suggerisce che l'uso combinato di questi agenti fornisce una riduzione additiva significativa del rischio cardiorenal residuo rispetto alla monoterapia con Ras. Il Mmg deve garantire l'aderenza a questi complessi piani terapeutici e promuovere l'educazione del paziente sui fattori di rischio e sulle modifiche dello stile di vita, essenziali per migliorare la prognosi a lungo termine.
Bibliografia
Wright EE, et al. A primary care guide to the screening and pharmacologic management of chronic kidney disease in people living with type 2 diabetes. Primary Care Diabetes 19 (2025) 411–421
Intervista
Emicrania, le tappe per una gestione ideale
Cristina Tassorelli
Professore Ordinario di Neurologia
Università degli studi di Pavia