EvdLa continuità delle cure in assistenza primaria è riconosciuta come un componente essenziale, articolandosi in tre aspetti fondamentali: informazionale (accesso ai dati), gestionale (erogazione tempestiva secondo linee guida) e relazionale, quest'ultimo definito dal rapporto continuativo tra paziente e medico che genera una conoscenza cumulativa del paziente come persona. La continuità personale con un medico di medicina generale è un prerequisito per l'instaurarsi di tale relazione.
Questo studio si configura come una revisione sistematica mirata a indagare specificamente gli effetti della continuità personale tra pazienti e Mmg sulle popolazioni ordinarie di assistenza primaria, senza restrizioni legate a diagnosi o età, a differenza di studi precedenti che includevano contesti o popolazioni selezionate.

Metodologia e campione
Sono state interrogate quattro banche dati (Embase, PubMed, Scopus e Web of Science) per identificare studi quantitativi pubblicati tra il 2000 e il 2023. I criteri di inclusione prevedevano l'esposizione alla continuità personale per un periodo di almeno 12 mesi, misurata tramite indici consolidati come l'Usual Provider of Care Index (Upc), il Bice and Boxerman Continuity Index (B&B) o l'Herfindahl–Hirschman Index (HH). La sintesi è stata condotta in modo narrativo data l'eterogeneità degli studi, e la certezza delle evidenze è stata valutata utilizzando il framework Grade.
Sono stati inclusi nell'analisi finale 18 studi osservazionali (principalmente studi di coorte retrospettivi) condotti in diverse nazioni, tra cui Australia, Canada, Francia, Germania, Norvegia e Svezia. I risultati aggregati si basano sull'analisi di oltre 15 milioni di pazienti.

Risultati principali e certezza dell'evidenza
I risultati sono stati raggruppati in tre categorie di outcome, tutte valutate con certezza moderata secondo Grade.
1. Mortalità prematura: una maggiore continuità personale con il Mmg probabilmente previene la mortalità prematura (4 studi, 5.638.305 partecipanti). L'effetto riassunto indica che una migliore continuità personale probabilmente riduce la mortalità prematura del 10%–15%. Ad esempio, Sandvik et al. hanno riportato che, rispetto a relazioni di 1 anno, il rapporto di probabilità (OR) di morte scendeva gradualmente, raggiungendo 0.75 dopo oltre 15 anni di relazione con lo stesso Mmg.
2. Ricoveri ospedalieri: una maggiore continuità personale probabilmente riduce il rischio di ricovero ospedaliero (11 studi, 13.642.684 partecipanti). Il risultato complessivo è una probabile riduzione del rischio futuro di ricovero ospedaliero del 10%–15%.
3. Visite al pronto soccorso: una maggiore continuità personale probabilmente abbassa il rischio di visite al pronto soccorso (7 studi, 3.855.487 partecipanti). La riduzione probabile del rischio di accesso al dipartimento di emergenza è stimata tra il 10% e il 20%.

Meccanismi e implicazioni pratiche
Questi risultati suggeriscono che la maggiore continuità personale è associata a migliori outcome sanitari. Nonostante gli studi siano osservazionali (quindi non permettono di stabilire un nesso causale assoluto), la forte consistenza dei risultati, indipendentemente dal sistema sanitario o dalla misura di continuità utilizzata, ne rafforza la validità.
I meccanismi potenziali includono un aumento della fiducia del paziente, l'aderenza alle prescrizioni e una maggiore soddisfazione. La conoscenza che il Mmg acquisisce nel tempo sul paziente permette una cura meglio adattata alle esigenze individuali e migliora la comunicazione.
Le implicazioni pratiche sono significative: anche miglioramenti relativamente piccoli nella continuità personale (ad esempio, un aumento del 10% nell'indice di continuità) possono ridurre notevolmente il consumo di assistenza sanitaria e influenzare l'accesso alle cure.

Bibliografia
Engström SG, et al. Personal GP continuity improves healthcare outcomes in primary care populations: a systematic review. Br J Gen Pract 2025; 75: e518-e525. doi: 10.3399/BJGP.2024.0568. PMID: 40355250.

Intervista


Emicrania, le tappe per una gestione ideale
Cristina Tassorelli
Professore Ordinario di Neurologia
Università degli studi di Pavia

Scroll to top