L'interesse scientifico per i vaccini a mRna in oncologia è in forte crescita, con oltre 230 studi clinici in corso a livello globale per sviluppare terapie contro 20 diversi tipi di tumore, dal melanoma al cancro al polmone, alla prostata e al pancreas. L'oncologia rappresenta l'area terapeutica con la maggiore espansione nella ricerca sulla tecnologia a mRna.
Paolo Ascierto, professore ordinario di Oncologia all’Università Federico II di Napoli, presidente della Fondazione Melanoma Onlus e direttore dell’Unità di Oncologia Melanoma, Immunoterapia Oncologica e Terapie Innovative dell’Istituto Pascale di Napoli, ha evidenziato come il ruolo di questa tecnologia sia terapeutico: "Questi vaccini non sono pensati per prevenire il cancro nel senso tradizionale, ma per addestrare il sistema immunitario a riconoscere e distruggere le cellule cancerose. Funzionano come terapie complementari o adiuvanti dopo l’intervento chirurgico, riducendo drasticamente il rischio di recidiva".
La ricerca è ormai ben oltre le fasi precliniche. Riguardo lo studio di Fase III sul vaccino a mRna di Moderna e Merck per il melanoma, Ascierto ha riferito: "Siamo alle battute finali dello studio clinico di fase III. I risultati finali sono attesi per l’anno prossimo, ma i dati preliminari sono molto promettenti: sembra infatti che il vaccino, in combinazione con l’inibitore dei checkpoint immunitari pembrolizumab, sia in grado di migliorare la sopravvivenza nei pazienti dopo la resezione chirurgica del tumore".
Oltre all'mRna, Ascierto ha sottolineato altre innovazioni che promettono di migliorare la qualità di vita dei pazienti, come le terapie sottocute (ad esempio con nivolumab). "L’equivalenza dell’efficacia terapeutica nelle modalità di somministrazione sottocute è ampiamente dimostrata, e non solo in oncologia. Parliamo di una piccola iniezione che dura solo pochi minuti al mese, ma con tutta la sicurezza della gestione ospedaliera e monitorata del trattamento. Questo segnerà un netto miglioramento della qualità di vita del paziente oncologico. Infine, molto positivi sono i risultati degli studi sulle cosiddette 'T-cell engagers', un tipo di immunoterapia che sfrutta i linfociti T per attaccare le cellule tumorali, agendo come una sorta di 'ponte' tra le due cellule. Funzionano legandosi simultaneamente alle cellule T e a un antigene tumorale specifico, attivando così le cellule T per distruggere il tumore. Sono già efficaci in alcuni tumori del sangue, nel melanoma uveale e sono in fase di studio per i tumori solidi".
Tuttavia, l'avanzamento scientifico è minacciato dai tagli ai finanziamenti negli Stati Uniti, dove solo nei primi tre mesi del 2025 i fondi del National Cancer Institute sono stati ridotti del 31%, e 22 progetti sui vaccini a mRna per un valore di 500 milioni di dollari sono stati interrotti. Ascierto ha evidenziato il rischio e l'opportunità: "I tagli ai finanziamenti negli Stati Uniti minacciano di rallentare quella che è stata definita una delle vie terapeutiche più promettenti del secolo. In questo contesto potrebbe aprirsi una finestra di opportunità strategica per l’Europa, e in particolare per l’Italia: di fronte a un potenziale rallentamento della ricerca americana, i Paesi europei possono cogliere l’occasione per rafforzare il loro ruolo ed entrare a pieno titolo come nuovo polo di riferimento globale in questa tecnologia salvavita".
Rafforzando l'appello agli investimenti, Ascierto ha concluso: "L’Italia vanta una straordinaria qualità della ricerca e dei suoi ricercatori, contesi in tutto il mondo: stabilizzando e aumentando i finanziamenti pubblici e privati, potrebbe attrarre investimenti e startup biotecnologiche che vedono incertezza oltreoceano. Investire ora in centri di ricerca d’eccellenza, come quelli già presenti in Italia, permetterebbe di capitalizzare sul know-how sviluppato durante la pandemia e assicurare l’accesso prioritario a queste terapie future. L’Europa e l’Italia hanno l’opportunità unica di dimostrare che la ricerca scientifica e l’innovazione medica possono essere sostenute con rigore e distacco dalle tensioni politiche, cementando il proprio ruolo di leader nell’immunoterapia oncologica del futuro".
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Cristina Tassorelli
Professore Ordinario di Neurologia
Università degli studi di Pavia