L'ipertensione arteriosa e il dolore cronico sono condizioni cliniche ad elevata prevalenza, con circa un quinto degli adulti che sperimenta dolore quotidianamente e quasi la metà affetta da ipertensione. Recenti studi indicano una connessione eziologica, suggerendo che il dolore cronico possa emergere come un potenziale fattore di rischio per l'ipertensione. Tale correlazione è stata dimostrata essere indipendente da molteplici variabili confondenti quali età, sesso, fattori legati allo stile di vita (es. fumo e consumo di alcol), marcatori ematici (es. colesterolo e glucosio) e l'uso di farmaci specifici (es. statine o insulina).
Una ricerca condotta su quasi 207.000 partecipanti adulti volontari della UK Biobank, con un'età media di 53.84 anni, ha esaminato l'impatto del dolore cronico sullo sviluppo di ipertensione. Al basale, circa il 40% dei partecipanti non riportava dolore, mentre oltre il 40% presentava dolore cronico localizzato, e l'1.1% soffriva di dolore cronico diffuso. Dopo un follow-up mediano di 13.5 anni, gli investigatori hanno riscontrato un'associazione indipendente tra lo stato di dolore e l'insorgenza di ipertensione, sviluppatasi nel 9.62% del campione.
I rischi relativi aggiustati per lo sviluppo di ipertensione mostravano una chiara relazione dose-risposta in base al numero di siti corporei affetti da dolore cronico. Confrontati con l'assenza di dolore, i rischi relativi erano di 1.20 per il dolore cronico localizzato e si innalzavano a 1.75 per il dolore cronico diffuso. Le evidenze hanno stabilito che i tassi di ipertensione erano massimi tra gli individui che riportavano dolore severo o che interessava sistemi corporei multipli.
Il meccanismo fisiopatologico proposto include l'attivazione del sistema nervoso simpatico indotta da alcune forme di dolore cronico, il che può scatenare una risposta di "attacco o fuga" (fight or flight) e, conseguentemente, incrementare la pressione arteriosa. Inoltre, l'ipertensione è correlata a condizioni psichiatriche e disturbi del sonno che hanno un rapporto bidirezionale con il dolore cronico. Nello specifico, la depressione clinica è emersa come un mediatore significativo di questa associazione, spiegando l'11.7% del nesso tra dolore cronico e ipertensione. Si noti che la prevalenza di depressione negli adulti con dolore cronico si avvicina al 40%.
Data la complessità sistemica e la relazione bidirezionale, si suggerisce che il dolore venga considerato il quinto segno vitale, raccomandando uno screening routinario. Tuttavia, gli attuali metodi di misurazione clinica del dolore sono prevalentemente soggettivi (scala 0-10) e mancano di specificità. Al momento, la ricerca si concentra sull'identificazione di biomarcatori oggettivi per la quantificazione del dolore, studiando ormoni dello stress, marcatori infiammatori nel fluido interstiziale e risposte fisiologiche come la frequenza cardiaca, per creare un punteggio quantitativo composito.
Questa interazione può essere concettualizzata come un circolo vizioso fisiopatologico, in cui il dolore cronico agisce come una miccia che, attraverso la costante attivazione del sistema di allerta corporeo (il simpatico), innesca e alimenta una malattia cronica cardiovascolare (l'ipertensione), spesso amplificata da fattori psicologici come la depressione.
Bibliografia
Qin P, et al. Chronic Pain and Hypertension and Mediation Role of Inflammation and Depression. Hypertension 2025. DOI:10.1161/HYPERTENSIONAHA.125.25544.
Intervista
Emicrania, le tappe per una gestione ideale
Cristina Tassorelli
Professore Ordinario di Neurologia
Università degli studi di Pavia