EvdLa crescente popolarità degli influencer sui social media come fonte di consulenza medica solleva significative preoccupazioni per la salute pubblica, data la potenziale diffusione di consigli errati o dannosi. La portata di tale fenomeno è vasta: negli Stati Uniti, oltre il 70% dei giovani adulti segue gli influencer e più del 40% ha acquistato prodotti basati sulle loro raccomandazioni.
Gli esperti sottolineano che i consigli forniti dagli influencer possono essere soggetti a quattro fonti di bias principali: la mancanza di specifica competenza medica o conoscenza pertinente, l'influenza diretta dell'industria, interessi imprenditoriali (come la vendita di prodotti) e l'adesione a convinzioni personali. Tali bias possono culminare in danni psicologici, fisici, finanziari e sistemici. Questi danni si manifestano attraverso l'autodiagnosi inaccurata, l'adozione di trattamenti inappropriati, spese inutili e un conseguente aumento dei costi sanitari complessivi. Ad esempio, la promozione della risonanza magnetica full body screening da parte di celebrità è stata criticata per l'assenza di benefici comprovati, il rischio di sovradiagnosi e l'incremento di interventi non necessari. Anche influencer con credenziali sanitarie possono fornire informazioni fuorvianti, come un chiropratico statunitense che ha promosso integratori ad alto dosaggio vendendo il proprio marchio.
L'efficacia persuasiva di questi comunicatori è amplificata dalla loro capacità di formare legami relazionali, spesso unilaterali e definiti "parasociali", con i follower.

Ma non sempre i social influencer sono da considerare con sospetto
Alcuni influencer, inclusi medici o pazienti, possono fornire consulenze utili, smentire idee sbagliate e offrire un supporto tra pari prezioso, specialmente per condizioni stigmatizzate, creando spazi sicuri per la condivisione di esperienze vissute. I "pazienti influencer" segnalano di colmare una lacuna assistenziale dovuta alla difficoltà nell'accedere ai professionisti sanitari. Essi auspicano che gli operatori sanitari interagiscano maggiormente con le comunità online dei pazienti, riconoscendo la ricchezza di conoscenze di prima mano che potrebbero migliorare l'assistenza.
Per mitigare i pericoli e sfruttare i benefici di questa dinamica informativa, è richiesta un'azione coordinata tra stakeholder multipli, in particolare governi e piattaforme di social media. Le strategie essenziali includono la regolamentazione efficace, una maggiore responsabilità delle piattaforme e degli influencer, e l'empowerment degli utenti attraverso l'educazione mirata e l'accesso a informazioni sanitarie affidabili e verificate. In questo contesto digitale, anche il processo di Shared Decision Making nelle consultazioni cliniche deve evolvere. La creazione di un ambiente informativo sicuro richiede la promozione della fiducia tramite comunità verificate, forum approvati dai clinici e campagne di salute pubblica partecipative.

Bibliografia
Heiss R, et al. The social media influencers your patients are turning to before they get to your clinic. BMJ 2025; 391: e086061. http://doi.org/10.1136/bmj-2025-086061

Intervista


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Cristina Tassorelli
Professore Ordinario di Neurologia
Università degli studi di Pavia

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