EvdUno studio pilota condotto dai ricercatori dell’Università della California, Los Angeles (Ucla) e presentato al meeting della American Chemical Society (Acs) 2025 ha identificato nella gomma da masticare una fonte significativa di microplastiche ingerite accidentalmente dall'uomo. La ricerca, guidata dal professor Sanjay Mohanty e dalla ricercatrice Lisa Lowe, ha esaminato come il consumo di questo prodotto possa contribuire all'esposizione quotidiana a particelle plastiche di dimensioni micrometriche.
I risultati hanno rivelato che sia le gomme naturali che quelle sintetiche rilasciano quantità simili di microplastiche durante la masticazione. Contrariamente all'ipotesi iniziale, secondo cui le basi sintetiche derivate dal petrolio avrebbero rilasciato più particelle rispetto alle opzioni naturali (basate su linfe vegetali come il chicle), entrambi i tipi di prodotto contenevano i medesimi polimeri: poliolfine (come polietilene e polipropilene), polietilene tereftalato (Pet), poliacrilammidi e polistireni.
In termini quantitativi, Lowe ha misurato una media di 100 microplastiche per grammo di gomma, con punte fino a 600 particelle. Poiché un pezzo di gomma standard pesa tra 2 e 6 grammi, un singolo pezzo di grandi dimensioni può rilasciare fino a 3.000 microplastiche nella saliva. Gli scienziati stimano che un consumatore medio, masticando tra i 160 e i 180 bastoncini all'anno, possa ingerire circa 30.000 particelle di plastica solo attraverso questo vizio, una cifra considerevole se confrontata con le decine di migliaia di particelle già assunte annualmente tramite cibi e bevande.
Il meccanismo di rilascio identificato non è la degradazione chimica, bensì l'abrasione meccanica: l'atto di masticare è sufficientemente energico da far "sfaldare" la gomma. La ricerca ha dimostrato che la maggior parte delle particelle si distacca nei primi 2 minuti; dopo 8 minuti di masticazione, circa il 94% delle microplastiche rilevabili è già stato rilasciato. Di conseguenza, i ricercatori suggeriscono che masticare un singolo pezzo più a lungo, invece di sostituirlo frequentemente, possa ridurre l'esposizione totale.
Lo studio si è limitato a particelle pari o superiori a 20 micrometri, lasciando aperta la necessità di future indagini sulla potenziale presenza di nanoplastiche ancora più piccole. Oltre alle implicazioni per la salute umana, lo studio mette in guardia sull'impatto ecologico: le gomme non smaltite correttamente rappresentano una fonte persistente di inquinamento plastico ambientale.

Fonte
Chewing Gums: Unintended sources of ingested microplastics in humans - ACS Spring 2025 - American Chemical Society

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