Un progetto dedicato ai bisogni dermatologici dei pazienti in cura con antitumorali
Se grazie ai progressi della medicina la prognosi di chi è malato di una patologia tumorale è sempre più favorevole, per cui si registra un importante aumento della popolazione che convive con questa diagnosi, tra gli aspetti ancora da considerare e di cui prendersi carico è la preservazione il più possibile di una qualità di vita vicina alla normalità, soprattutto per chi ancora sta seguendo cure antitumorali.
Il burnout nei medici di base è stato collegato a una maggiore prescrizione di antibiotici e oppioidi: il dato proviene da uno studio, pubblicato sul British Journal of General Practice, che ha collegato il comportamento prescrittivo a segni di burnout come esaurimento emotivo, sensazione di distacco da colleghi e pazienti, minore insoddisfazione lavorativa, orario di lavoro più lungo e intenzioni di lasciare il lavoro.
Approvato e rimborsato da AIFA il primo farmaco specifico per il trattamento dell’epatite delta cronica, la forma più grave e a più rapida progressione di epatite virale, con tassi di progressione verso cirrosi ed epatocarcinoma (HCC) notevolmente maggiori rispetto alla mono infezione da Hbv.
Un’analisi collaborativa di tre grandi studi randomizzati (PROMINENT, REDUCE-IT e STRENGTH) ha valutato l'importanza della proteina C-reattiva ad alta sensibilità (hs-CRP) e dei livelli di C-Ldl come predittori di esiti cardiovascolari. Tra i pazienti trattati con statine, il rischio infiammatorio residuo era un predittore più forte di futuri eventi cardiovascolari e morte rispetto al rischio residuo correlato ai livelli di colesterolo. Questi risultati hanno implicazioni per la selezione di terapie aggiuntive che contrastano l'infiammazione da prescrivere in associazione alle statine per ridurre ulteriormente il rischio di malattia aterosclerotica.
La colite ulcerosa colpisce circa 259 persone ogni 100.000, spesso nel pieno della vita attiva, e la sua gestione presenta diversi bisogni clinici insoddisfatti, a partire dal basso tasso di remissione sostenuta. Circa 1 paziente su 3 non risponde infatti alle terapie fino ad oggi disponibili.