“La Medicina è cosa diversa dalla politica. Bisogna rispettare l'operato dei medici, che hanno agito in scienza e coscienza”, ha detto all’Ansa il presidente della FNOMCeO commentando le dichiarazioni del presidente del Consiglio che ha definito bizzarra la scelta dell'autorità sanitaria di far sbarcare in Sicilia tutti i migranti presenti sulle navi degli Ong. Stessa presa di posizione anche da parte del Comitato Etico Palermo 1. Nel frattempo il segretario dell'Anaao-Assomed si  augura che questa polemica si spenga e che ci si sieda al più presto tutti intorno a un tavolo per risolvere i veri e tanti problemi della sanità nel nostro Paese. Un appello che non viene accolto dal capogruppo di FdI al Senato, Lucio Malan che, intervenendo a Radio Anch'io punta il dito contro i medici.


“Nel momento in cui si fa fare una valutazione da parte dei medici – ha detto Filippo Anelli  - è chiaro che si risponde ai criteri della medicina e la medicina non può essere considerata una questione politica. Se i colleghi sono intervenuti, hanno valutato il livello di fragilità delle persone secondo le regole della professione medica, ed ogni professionista è autonomo, libero e non deve subire costrizioni o condizionamenti”.
Se la politica “vuole intervenire - ha concluso Anelli - deve farlo attraverso i suoi strumenti, ovvero le leggi ed i decreti e al presidente Meloni rispondo dicendo che si rispettino le decisioni che i sanitari hanno preso perché la valutazione dello stato di salute è cosa diversa dalle scelte politiche in tema di migranti”.
Anche Pierino Di Silverio, segretario dell'Anaao-Assomed, ha commentato le parole della premier e, sulla stessa linea dell'Ordine dei Medici, ha sottolineato che: "Esiste l’autonomia professionale del medico, che non può essere intaccata da altri fattori. Ed il medico sceglie sempre in scienza e coscienza e ne risponde anche alla giustizia ordinistica. Ritengo che il medico debba operare in scienza e coscienza secondo il giuramento di Ippocrate, perché non bisogna approcciarsi alla sanità e alla medicina con atteggiamento ideologico e politico, ma solo con un atteggiamento scientifico. Lascerei quindi al medico la decisione su cosa fare rispetto allo stato di salute di un individuo". E Di Silverio ha infine concluso: «Spero che questa polemica si spenga e che ci si sieda al più presto tutti intorno a un tavolo per risolvere i veri e tanti problemi della sanità nel nostro Paese".
Ma la polemica continua. Il capogruppo di FdI al Senato, Lucio Malan, intervendo a Radio Anch'io rinverdirsce la polemica sullo sbarco dei migranti in Sicilia. “Per decisione dei medici sono stati considerati fragili, anche coloro che erano giovani e in buona salute - dichiara Malan - ma che hanno un turbamento psicologico. Con questo criterio praticamente chiunque potrà sbarcare in Italia. Su questa decisione dei medici si dovrà forse intervenire perché se qualunque disagio o aspettativa delusa comporterà la possibilità di sbarcare in Italia, questo evidentemente non va bene. Ci possono essere delle regole, ad esempio che non basta un turbamento psicologico ma gravi problemi seri. Altrimenti io aspiro a diventare milionario e se non lo divento ho un grave turbamento psicologico per il quale bisogna darmi un milione, non mi sembrano logiche accettabili”.

Policlinico Paolo Giaccone, Comitato Etico Palermo 1. "Vulnerabilità e fragilità non si applicano solo a patologie organiche o funzionali, ma anche a condizioni di forte disagio psichico".
Il Comitato Etico Palermo 1, di fronte alle critiche sollevate dal governo nei confronti dell’operato di medici e psicologi che hanno consentito lo sbarco di tutti i migranti pervenuti in Sicilia, sente di dover affermare quanto segue.
I concetti di vulnerabilità e fragilità, ben evidenziati dagli operatori che hanno constatato le condizioni dei migranti, non si applicano solo a patologie organiche o funzionali, ma anche a condizioni di forte disagio psichico qual è quello sperimentato da tutti i migranti (non solo donne e bambini) col forte vissuto di perdita che li caratterizza (affetti, patria, lavoro, relazioni). Il pervenire a un “porto sicuro”, anche se solo momentaneamente in vista di future destinazioni, costituisce un’importante riposta umana a tale condizione che gli operatori hanno saputo ben comprendere
Esiste un obbligo etico e deontologico da parte dei medici (e collateralmente anche degli psicologi) di intervenire in aiuto della vita umana in qualunque condizione politica, etnica, religiosa, sessuale, si trovi. Non farlo significherebbe contraddire il mandato specifico della propria professione per cui nessuno è autorizzato a criticare chi svolge al meglio tale compito, nel rispetto dei principi etici universali e delle propria professione in particolare
La relazione d’aiuto che si esplicita nel comportamento assunto dai suddetti operatori non può essere fatta oggetto di critiche, soprattutto se velate da una certa ironia del tutto fuori luogo (“bizzarra decisione” è stata definita) o di espressioni offensive per la dignità umana quali “carico residuale” applicato a persone che in un modo o nell’altro soffrono. Operare per il bene dell’altro non può essere mai oggetto di biasimo e, se questo dovesse confliggere con precise scelte politiche, queste andranno discusse in altra sede, non interferendo con l’aiuto da dare a chi si trova in condizione di bisogno. E, in ogni caso, nel rispetto dei principi e valori etici universali, quelli stessi che medici, psicologici, volontari hanno messo in atto.
Condannare un comportamento di forte valenza etica significa al tempo stesso ampliare il campo alla critica di altri comportamenti umanitari che in condizione di precarietà esistenziale siamo chiamati a mettere in atto. Questo potrebbe avere un forte impatto sulle nuove generazioni e sugli stessi assetti legislativi, ove si considerino le valenze pedagogiche dell’esemplarità sui giovani e della stessa legislazione.
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