Questa è la denominazione del neonato Intergruppo Parlamentare che punta, in particolare, a sviluppare strategie di programmazione sanitaria che integrino tecnologie avanzate, quali l’Intelligenza artificiale e dispositivi medici innovativi, e pratiche cliniche innovative, come la telemedicina per garantire ai pazienti l’accesso a cure sanitarie di alta qualità, sicure, efficaci ed eque, indipendentemente dalle loro condizioni socioeconomiche.
In occasione del 19° Forum Risk Management di Arezzo, la Fondazione Gimbe, per voce del Presidente Nino Cartabellotta, ha presentato i dati aggiornati sulla completezza e utilizzo del Fascicolo sanitario elettronico (Fse) nelle Regioni italiane. Questo strumento, cruciale per l’accessibilità ai servizi sanitari, evidenzia profonde disomogeneità regionali, che configurano vere e proprie “fratture digitali” sia in termini di servizi offerti sia di utilizzo da parte di cittadini e professionisti sanitari. Il presidente Cartabellotta ha esortato le istituzioni ad adottare misure concrete volte a migliorare l’alfabetizzazione digitale di cittadini.
Il presidente di Egualia Stefano Collatina, nella tavola rotonda dell’evento Healthcare Summit del Sole 24, svoltosi a Roma, ha lanciato un allarme: "Se non si inverte la rotta, non solo sull'articolo 57, ma anche sull'assenza di risorse che riducano il peso del payback sulla spesa convenzionata e su quella diretta, avremo il muro delle carenze di farmaci davanti a noi e ci stiamo andando a sbattare contro". Sulla stessa lunghezza d'onda il presidente di Farmindustria Marcello Cattani che ha sottolineato la necessità di sciogliere il nodo del payback e dare un' accelerazione alla riforma dell'Aifa senza la quale non si potrà contare sui farmaci innovativi.
I divari nelle cure tra Nord e Sud sono ormai palesemente evidenti e a confermarlo sono i recenti rapporti dell'Agenas e dello Svimez. Il primo stilando una lista delle Asl più performanti che vede quelle del Mezzogiorno in fondo alla classifica, il secondo sottolineando che, come a livello nazionale, nel Sud la sanità pubblica arranca e non riesce più ad assicurare la necessaria assistenza e copertura ai bisogni dei cittadini a causa di un finanziamento della spesa del tutto insufficiente e di un riparto regionale delle risorse per il comparto che, secondo l'analisi dello Svimez, escludendo i criteri di allocazione dei fattori socioeconomici che impattano sui fabbisogni di cura e assistenza, penalizza i cittadini delle regioni del Mezzogiorno.
A Roma, durante il Convegno Nazionale “Il valore dell’innovazione e della ricerca clinica”, promosso dalla Federazione degli oncologi, cardiologi e ematologi (Foce), è stato evidenziato che solo 1,33% del Pil va in ricerca e sviluppo (l’obiettivo nell’Ue è il 3%) ma il valore della produzione scientifica del nostro Paese è ai vertici a livello internazionale. “Le sperimentazioni sono un motore di sviluppo economico e sociale - ha dichiarato il Presidente di Foce Francesco Cognetti - che può offrire un contributo importante al recupero della crisi del servizio sanitario. Però vanno velocizzati i tempi di disponibilità delle terapie. Sia utilizzato meglio il Fondo dei farmaci innovativi”.