"L’impressione che abbiamo - ha dichiarato Testa - è quella di uno stato confusionale. Si pensa con il la Mission 6 del Pnrr di centralizzare l’assistenza territoriale e nello stesso tempo di mantenerne la capillarità. Con il numero dei medici in calo costante sarà dura pensare di offrire una soluzione figuriamoci entrambe. Un percorso di questo tipo può essere stata partorito solo da mal consigliati, ma comunque allo stesso tempo sprovveduti ed incoscienti" .
E riferendosi a quanto declinato dal Decreto Ministeriale 71 lo definisce come: "Una toppa peggio del buco". "Alla proposta della dipendenza - spiega - qualcuno ha pensato bene di rispondere con il debito orario. Senza entrare nella discussione se sia meglio la dipendenza o la convenzione, soluzioni che trovano fautori e detrattori, come si può anche solo supporre di strutturare una attività mista con medici che lavorano nel loro studio come convenzionati e poi vanno a terminare la loro attività in situazioni di paradipendenza? Ma veramente qualcuno pensa che allo scoccare della terza ora il medico di medicina generale possa chiudere lo studio mandando a casa i pazienti che eventualmente sono ancora da visitare nello studio stesso e a domicilio? Oppure ipotizza che il telefono venga spento allo scoccare del minuto? Ma davvero qualcuno può immaginare che si possano ancora trovare dei medici sostituti quando oltre allo studio, alle domiciliari, alle ADI ed ADP, alle RSA si chiedesse di sostituire anche nella Casa delle Comunità e nell’Ospedale di comunità? Ma veramente si pensa di colmare e risolvere con la telemedicina le distanze, la chiusura degli ospedali, la diminuzione dei care giver e la carenza di medici?
Domande più che leggittime se si considera lo stato di disagio professionale denunciato da anni dai Mmg che con la pandemia è stato accentuato. "Lo Snami da anni denuncia un aumento burocratico insostenibile - precisa il presidente Snami - una continua diminuzione del numero dei colleghi e una scarsa attenzione del governo e delle regioni alle nostre legittime richieste economiche e soprattutto organizzative. Siamo stretti da una parte dalle incombenze amministrative, dalle problematiche inerenti la privacy, dai consensi informati e dall’altra dalle lungaggini delle liste di attesa per esami e per consulti che depotenziano e mortificano la nostra professione. Chiediamo al governo ed alle regioni di fermare la follia del DM 71 e di sedersi ad un tavolo ad ascoltare proposte e soluzioni diverse da quelle che hanno portato anche solo a pensare che la via intrapresa potesse essere quella corretta".