EvdMille all’anno sono i medici italiani che richiedono i certificati per trasferirsi all’estero. A comunicare il dato, che conferma il trend reso noto dal Ministro della Salute, è stato il Presidente della FNOMCeO Filippo Anelli. Nel frattempo, tra pensionamenti e dimissioni, due milioni di nostri connazionali sono senza Mmg mentre la pubblicazione del bando di concorso per l'ammissione al Corso di Formazione Specifica in Medicina Generale (CFSMG) 2023/26 latita. Che fare? Sicuramente intervenire su programmazione degli accessi a Medicina, sulla formazione e sulle condizioni di lavoro dei medici nel Ssn. Argomenti questi che sono stati al centro del dibattito politico perché, una volta stabilite le criticità, resta da mettere in campo il 'come' affrontarle ed è proprio qui che le visioni si differenziano.
Il problema della carenza di camici bianchi parte dalla programmazione, ovvero dagli accessi universitari alle Facoltà di Medicina ritenuti sottostimati su cui convengono sia il Ministro della Salute sia quello dell’Università così come la FNOMCeO.
“La programmazione - ha dichiarato il presidente della FNOMCeO, Filippo Anelli - deve riguardare il prossimo decennio. Il  numero programmato va mantenuto, anche perché abbiamo vissuto il dramma dell’imbuto formativo, con migliaia di medici laureati, abilitati, che non potevano specializzarsi e quindi lavorare. Da qui il disagio, la voglia di fuggire all’estero, ma anche le difficoltà di tante famiglie. Credo non sia giusto provare a risolvere il problema penalizzando i giovani. Resta però il fenomeno della scarsa attrattività del nostro Ssn” che è il vero motivo per cui i medici si trasferiscono all’estero o “preferiscono fare i gettonisti”, per un miglior equilibrio tra lavoro e vita privata.
Sulla questione è intervenuto di recente anche il Ministro della Salute Orazio Schillaci che in un intervento ad Agorà, su Rai 3, in merito alla carenza di medici che porta molte strutture a ricorrere all'utilizzo di 'medici a gettone' o 'su chiamata', ha dichiarato: "Uno dei primi atti che ho fatto da ministro è stato quello di mandare i Nas a verificare la situazione dei medici gettonisti, che rappresenta una priorità che abbiamo subito preso a cuore. Trovo allucinante, passatemi il termine, che in uno stesso ospedale ci sia chi percepisca il triplo di chi è assunto. Sicuramente interverremo con provvedimenti legislativi". Anche per il Ministro il problema delle programmazione è centrale e bisogna innalzare il numero dei posti per l’accesso alla facoltà di Medicina. Un ampliamento a cui si sta gia lavorando come ha annunciato il Ministro dell'Università e Ricerca, Anna Maria Bernini: “Entro aprile si deciderà di ampliare il margine di ingresso a Medicina. Sarà allargato non solo il margine di ingresso ma anche il collo di bottiglia delle specializzazioni. Ma teniamo presente che i nuovi iscritti saranno medici tra 7-8 anni. E dobbiamo anche ragionare in una prospettiva di mercato”.  “È stato previsto - ha inoltre confermato il sottosegretario alla Salute Marcello Gemmato - un primo aumento per le iscrizioni alle Facoltà di Medicina di circa 600 unità, ma ad aprile in Conferenza Stato Regioni verranno determinati i fabbisogni più specifici”.

Abolire il numero numero chiuso a Medicina: il no di Anaao-Assomed. Il presidente della Regione Campania, Vincenzo De Luca, è di tutt'altro avviso rispetto al numero programmato per l'iscrizione alla Facoltà di Medicina. Secondo De Luca il numero chiuso a Medicina va eliminato. “È un assurdo - dichiara -  abbiamo tanti giovani del nostro Paese che vanno in università di altri Stati per frequentare e laurearsi in Medicina. Non è possibile. È un’idiozia. È del tutto evidente che poi, senza il numero chiuso, dev’esserci una selezione più rigida soprattutto nei primi anni di corso. È chiaro che bisognerà aumentare gli investimenti per evitare congestioni nei corsi di laurea. Ma è una cosa che va fatta. Siamo arrivati al punto che tra sei mesi rischiamo di chiudere i pronto soccorso per carenza di personale. Non c’è il personale per organizzare i turni. Alla sanità campana mancano 15mila dipendenti”.
Sulla stessa lunghezza d'onda il presidente della Regione Emilia Romagna Stefano Bonaccini che, nel programma delle primarie del PD, per la segreteria del partito, sottolinea: "Superiamo il numero chiuso nelle facoltà di Medicina. È sbagliato tenere fuori dalle Università i tanti giovani che vogliono provarci, visto che abbiamo davanti anni di penuria di personale; bene aver aumentato le borse per gli specializzandi, perché questa era la priorità, ma la cura deve essere più forte e radicale. Ciò che non possiamo fare è rimanere con le mani in mano. Si riformi l’esame d’accesso, si avvii un percorso serio, eventualmente anche graduale, che implementi contemporaneamente anche le borse per la specializzazione, ma non possiamo stare fermi".
A questa eventualità si oppone l’Anaao-Assomed. “In questo orientamento, che riaffiora di tanto in tanto - afferma Pierino Di Silverio, Segretario Nazionale Anaao Assomed - sono contenuti alcuni errori di fondo che rappresentano un pericolo per la riforma del sistema formativo che pure è necessaria”.
“Come dimostrano gli studi Anaao degli ultimi anni – ricorda Di Silverio – in Italia non mancano medici laureati, bensì specialisti soprattutto in alcune branche i cui bandi delle scuole di specialità vanno deserti”.
“Aprire il numero di accessi a Medicina è un vero e proprio suicidio formativo e professionale anzitutto per le Università che non sarebbero in grado di farsi carico di gestire un numero così alto di studenti. Dove si formerebbero questi studenti? Negli stadi o ricorrendo a docenti-ologrammi?”.
“Invitiamo a maggior realismo - conclude Di Silverio - per evitare un contraccolpo ancor più pesante in termini di qualità formativa e di una nuova pletora di disoccupati di lusso”.

Medici di famiglia cercasi. Attualmente sono 2 milioni i cittadini italiani senza un medico di medicina generale. Le prospettive non sono confortanti e intanto “la pubblicazione del bando di concorso per la Medicina generale - spiega la responsabile Formazione Fimmg  Erika Schembri - è prevista secondo legge entro il 28 febbraio dello stesso anno, ma a causa di continui posticipi siamo arrivati ad un ritardo di oltre un anno. Vista l’attuale situazione di carenza di medici del territorio non è più pensabile continuare a giustificare questa latenza, per cui abbiamo chiesto a tutte le Regioni di comunicare al più presto i fabbisogni necessari al Ministero della Salute per poter comunicare la ripartizione dei finanziamenti e dunque dare il via libera per l’emanazione dei bandi regionali. In questo modo sarebbero disponibili quasi 3.000 nuovi medici in formazione, pronti da subito ad assumere incarichi convenzionali durante il corso come previsto dalla formazione lavoro, liberando quindi sul territorio nuove risorse che garantirebbero da subito l’assistenza territoriale ad oggi scoperta, a sostegno del nostro Servizio Sanitario Nazionale”.

(A.S.)
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