“Il tema scelto per la Settimana Mondiale della Tiroide 2021 vuole cercare di dare risposta alle tante domande che le persone con una malattia tiroidea si fanno in questo periodo e individuare quali siano le patologie tiroidee che possano rendere il paziente più ‘fragile’ nei confronti della malattia da Sars-CoV2. Il principale obiettivo della Settimana è sensibilizzare la popolazione in merito ai problemi connessi alle malattie della tiroide e alla loro prevenzione”, ha illustrato Luca Chiovato, Presidente Associazione Italiana della Tiroide, AIT e coordinatore e responsabile scientifico della Settimana Mondiale della Tiroide.
Più tempo occorre per vaccinare la popolazione mondiale, più è probabile il rischio di sviluppo di ceppi resistenti ai vaccini. Ciò ha portato a dare la priorità alla vaccinazione a dose singola per quante più persone possibile, anche se questo significa ritardare una seconda dose oltre il periodo di tempo studiato.
I ricercatori hanno sviluppato un nuovo test che trova applicazione nella diagnosi della malattia di Parkinson, nella demenza di Alzheimer e che può essere di utile impiego anche nell’identificare i casi di Covid-19.
Il deterioramento cognitivo è una condizione di frequente riscontro nella popolazione dei soggetti con diabete, sia di tipo 1 che di tipo 2. Un recente studio ha dimostrato che le alterazioni della struttura retinica potrebbero essere messe in correlazione con il declino cognitivo, rappresentando quindi degli indicatori diretti o indiretti della disfunzione cognitiva.
Durante la prima ondata della pandemia si è assistito a un calo del 36% delle diagnosi di tumore prostatico rispetto agli anni precedenti, a fronte tuttavia dell’assenza di influenze negative sul numero di pazienti che ricevevano un trattamento. È quanto ha evidenziato uno nuovo studio condotto dai ricercatori dell'Università di Uppsala, pubblicato sullo Scandinavian Journal of Urology.
Un team statunitense ha condotto uno studio prospettico longitudinale per valutare il rischio di reinfezione. Il livello di protezione conferito da una prima infezione è risultato dell'82%, ma le infezioni sintomatiche erano comuni nella metà nei partecipanti precedentemente infettati e le cariche virali erano circa 10 volte inferiori rispetto a quelle delle persone sieropositive. La reinfezione era più comune quando il livello di anticorpi risultava essere basso o quando nessuna attività neutralizzante era rilevabile all'ingresso nello studio.
Con devastante chiarezza la recente comparsa e diffusione di virus zoonotici, tra cui Ebola e SARS-CoV-2, dimostrano che i virus di origine animale siano una minaccia reale per la salute pubblica globale. Il bilancio delle vittime e la perdita economica derivante dalla pandemia di Covid-19 ci ricorda chiaramente che siamo vulnerabili alle minacce virali zoonotiche. Sono dunque necessarie strategie per identificare e caratterizzare i virus animali che presentano il maggior rischio di spillover e diffusione negli esseri umani così da intraprendere interventi di salute pubblica.