La critica viene dalla Commissione Emergenza-Urgenza Anaao Assomed dopo un'analisi del decreto. Per la Commissione la legge 56/2023 non contiene alcuna norma che possa risollevare le sorti di un luogo di cura in grande crisi. "Anzi - precisa la Commissione - siamo costretti a denunciare che la toppa risulta peggio del buco. Il colpo di mannaia inferto al Pronto Soccorso è rappresentato dalla 'sanatoria' sulla partecipazione ai concorsi pubblici per l’Emergenza-Urgenza di medici privi di alcuna specializzazione”.
A lanciare l'allarme è Francesco Esposito, segretario nazionale della Fismu, ora FMT (Federazione Medici del Territorio): "I dati di Agenas dicono che siamo sempre ultimi in tutte le macroaree della sanità pubblica regionale". Esposito chiede un cambio di rotta: "Si chiuda la stagione dei Commissari e si nominino i direttori generali”.
A questa domanda hanno cercato di rispondere gli esperti nell’ottavo incontro, presso la sede milanese dell’Istituto Mario Negri, organizzato dal Centro Studi di Politica e Programmazione Socio-Sanitaria dell’Istituto. Il confronto è stato incentrato sul processo di destrutturazione del Ssn pubblico a cui si potrebbe rimediare, secondo Ivan Cavicchi, solo attraverso una quarta riforma che riparta dalla legge 833 “correggendo gli squilibri causati dalle controriforme attuate negli anni ’90”.
Sono queste le parole pronunciate da Filippo Simonelli, referente Cisl medici di medicina generale della Toscana che si scaglia contro la soluzione pensata dalla Regione per fronteggiare la cronica carenza di Mmg attraverso l'innalzamento del massimale da 1.500 a 1.800 su base volontaria. Al momento sono pochi i medici di famiglia della Toscana che hanno aderito.
È quanto ha ribadito il presidente della Fondazione Gimbe, Nino Cartabellotta, nel suo intervento all’Assemblea annuale Federmanager Roma. Un rischio insito nelle contraddizioni del nostro Ssn che attualmente “garantisce una 'salute diseguale' a livello territoriale che influisce anche sulla riduzione degli anni di vita". Motivo per cui, per il presidente della Fondazione Gimbe, è necessario effettuare "coraggiose riforme di sistema, una rigorosa governance delle regioni e investimenti vincolati per il personale sanitario".