La giusta esigenza di accelerare e ampliare la campagna di vaccinazione non può andare a discapito della sicurezza. È questa la posizione della FNOMCeO la Federazione nazionale degli Ordini dei Medici Chirurghi e Odontoiatri, che, all’indomani dell’approvazione del Decreto-Legge “Sostegni”, comprende le motivazioni che hanno spinto il Governo a prevedere, nella fase emergenziale, il coinvolgimento delle farmacie nella campagna vaccinale. E, anzi, perora l’ampliamento delle disposizioni alle parafarmacie. Ma solo per durata della fase emergenziale. E sempre sotto la supervisione e in presenza del medico, che possa valutare lo stato di salute del cittadino, raccogliere il consenso informato e intervenire subito in caso di necessità.
“Comprendiamo e condividiamo la necessità da parte del Governo di aumentare i punti di somministrazione dei vaccini, nel momento in cui finalmente dovessimo disporne in quantità sufficienti – afferma il Presidente, Filippo Anelli -. In questo senso, e per la sola durata della fase emergenziale, può essere prevista la somministrazione dei vaccini anti-Covid nelle farmacie. Somministrazione che andrebbe anzi estesa alle parafarmacie, in particolare quelle presenti nei centri commerciali, ove affluisce un gran numero di cittadini. Imprescindibile resta, però, il tema della sicurezza. Il vaccino è un farmaco e deve essere somministrato, così come prevedono le agenzie regolatorie, solo previa prescrizione del medico, ossia dopo la valutazione anamnestica e clinica. Sempre cioè sotto la supervisione, in presenza, di un medico, che possa raccogliere il consenso informato, valutare lo stato di salute del paziente e gestire in maniera pronta eventuali effetti collaterali. Questo prevede l’Agenzia italiana del Farmaco, che espressamente raccomanda in caso di somministrazione del vaccino “assistenza medica urgente se si manifestano sintomi di grave reazione allergica".
“In questo momento emergenziale è necessario il contributo di tutti per uscire dalla crisi, nel rispetto delle specifiche competenze che appartengono alle singole professioni – spiega il Presidente della Fnomceo -. È per questo che tutti i 450.000 medici e odontoiatri sono scesi in campo, rispondendo alla chiamata deontologica di tutelare i cittadini: a infoltire l’esercito dei medici dipendenti e dei colleghi arruolati come vaccinatori sono arrivati ora 164800 tra medici di medicina generale, pediatri di libera scelta, specialisti ambulatoriali, odontoiatri, medici specializzandi, medici volontari”.
“Accogliamo, quindi, con favore l’individuazione di nuove sedi vaccinali e il coinvolgimento di tutti i professionisti, dei farmacisti e degli infermieri, in una sinergia di competenze peculiari e specifiche – continua -. Anzi, riteniamo che, alle 19.000 farmacie territoriali, vadano affiancate le parafarmacie, e in particolare quelle dei centri commerciali, facilmente accessibili e con spazi esterni adeguati a ospitare, in sicurezza, grandi quantità di persone. Questo anche per coinvolgere tutti i 70mila farmacisti di comunità, senza preclusioni”.
“Riteniamo, tuttavia, che occorra un modello organizzativo unitario a livello nazionale, in grado di coordinare tutti i professionisti che hanno offerto la loro disponibilità, garantendo, nel contempo, la sicurezza delle cure – aggiunge Anelli -. Questo per garantire i diritti, sanciti dalla Legge e dalla Costituzione, dei cittadini: quello all’autodeterminazione, da erogarsi attraverso il consenso informato, che la Legge 219/2017 definisce come atto “nel quale si incontrano l'autonomia decisionale del paziente e la competenza, l'autonomia professionale e la responsabilità del medico”. E quello, costituzionalmente protetto, alla tutela della salute”.
“Per questo in tutte le sedi vaccinali, e quindi anche nelle farmacie e nelle parafarmacie, la sicurezza della prestazione dovrà essere una certezza – conclude Anelli -. Sicurezza che, come sancito anche dalle autorità regolatorie all’atto dell’immissione in commercio dei preparati e dal Ministero della Salute, passa attraverso diversi step, che, tutti, richiedono la presenza del medico: l’anamnesi, la valutazione dello stato di salute del paziente e l’eleggibilità alla vaccinazione, l’eventuale scelta della tipologia di vaccino in concomitanza di condizioni particolari, e, non ultime, la prevenzione e la gestione di possibili, seppur rari, eventi avversi di varia gravità, anche attraverso la pronta somministrazione dei farmaci adeguati. Solo il medico possiede, per formazione e per legge, le competenze necessarie per questi interventi e per decidere propedeuticamente quali pazienti debbano essere vaccinati in ambiente protetto, e cioè in ospedale o negli hub vaccinali. Pertanto, al fine di contemperare la giusta esigenza di accelerare e di rendere capillare sul territorio la campagna di vaccinazione, chiave risolutiva per uscire dalla pandemia, con l’ineludibile dovere di garantire la sicurezza dei cittadini e delle cure, invitiamo a un’attenta valutazione e riesame delle modalità di attuazione del D.L. sostegni”.


Snami: "per le vaccinazioni servono strutture adeguate"
In riferimento al decreto “Sostegni” che di fatto annulla la precedente norma che prevedeva le vaccinazioni in farmacia solo in presenza di un medico, il sindacato autonomo dissente totalmente."Se lo Stato correttamente sente la necessità di allargare la platea dei vaccinatori - dice Angelo Testa, presidente nazionale Snami - scorrettamente ha individuato la figura del farmacista e del parafarmacista che non possono garantire la sicurezza nella fase dell’anamnesi e in caso di reazione allergica da inoculazione del vaccino.
"La vaccinazione in tutti i suoi momenti - aggiunge Domenico Salvago, vice presidente nazionale Snami - è un atto medico e non possono essere sdoganate, neanche in momenti di emergenza nazionale, figure non mediche, paventando così l’esercizio di abuso di professione. E’ necessario moltiplicare il numero di chi vaccina per arrivare a quanto ha correttamente sottolineato il nuovo commissario generale Francesco Paolo Figliuolo, di 500.000 inoculazioni al giorno".
"I Medici di Medicina Generale e Medici di altri comparti -sottolinea Salvatore Cauchi, addetto stampa nazionale - hanno dato la loro disponibilità per cui non corrisponde a verità che manchi chi dovrà vaccinare, ma manca l’organizzazione. Concentriamo le vaccinazioni in strutture specifiche destinate a queste attività con personale infermieristico, di segreteria, con la presenza del medico rianimatore e l’ambulanza per operare continuativamente e in sicurezza. Come Snami siamo stati i primi a denunciare il tentativo continuo delle regioni di “deviare” le vaccinazioni anticovid verso i nostri studi anche quando non abbiamo un’organizzazione logistica con infermiera e personale di segreteria".
"Su questo aspetto non possiamo transigere - conclude Angelo Testa - abbiamo firmato un accordo nazionale ben preciso e i tentativi delle  regioni di declinare accordi che non privilegino il vaccinare nei centri vaccinali non possono essere accettati e vanno denunciati alla pubblica opinione".
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